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 2003  febbraio 05 Mercoledì calendario

Il Columbia e le 7 stelle dell’Apocalisse americana, Corriere della Sera, 05/02/2003 New York - «Alzate gli occhi e ammirate il Paradiso

Il Columbia e le 7 stelle dell’Apocalisse americana, Corriere della Sera, 05/02/2003 New York - «Alzate gli occhi e ammirate il Paradiso. Chi ha foggiato tutto ciò? Colui il quale fa uscire le stelle una ad una chiamandole per nome. Lo stesso Creatore che chiama i corpi celesti conosce anche i nomi delle 7 anime che oggi noi piangiamo». Per confortare la nazione George Bush è ricorso ancora una volta al vecchio testamento, parafrasando il profeta Isaia. Per il presidente che inizia la giornata pregando inginocchiato e si vanta di essere stato «salvato più volte» da Gesù Cristo «il più grande filosofo della storia», ricorrere ai versi biblici è normale. «La nostra missione è armonizzare sacre scritture e politica», spiega il suo speechwriter Michael Gerson, un fondamentalista cristiano che ha incorporato centinaia di salmi nei discorsi presidenziali. «Non appena ho saputo della tragedia ho pensato al salmo 23 - precisa - poi mi sono ricordato d’averlo già usato la notte dell’11 settembre. Fa parte della nostra storia - si giustifica Gerson - dai padri pellegrini ad oggi, in tempi di guerra e tragedia i nostri presidenti cercano la forza nella fede». Nel 1986, subito dopo l’esplosione del Challenger, l’allora presidente Ronald Reagan aveva fatto lo stesso, paragonando l’equipaggio dello Shuttle ai grandi esploratori della storia che «si sono liberati delle grezze catene terrene per accarezzare il volto di Dio». Ma secondo Peggy Noonan, la speechwriter che regalò a Reagan quel poetico discorso, il segnale metafisico dietro alla tragedia del Columbia può essere un altro. «Dio sta cercando di dirci qualcosa», azzarda in un editoriale sul ”New York Sun” la scrittrice. Interrogandosi sul «perché l’Altissimo ci parla attraverso gli eventi?», «cosa sta cercando di comunicarci?», «siamo entrati ufficialmente in un’era di sventura?» e «quanto durerà? Quando toccheremo il fondo?». Nessuno può accusare la Noonan, conservatrice, di essersi fatta sedurre dalle farneticanti tesi in voga nel mondo islamico secondo cui la fine del Columbia sarebbe «la prova tangibile» della vendetta di Dio contro «il Satana americano», alla vigilia della guerra contro l’Iraq. Però anche lei tira fuori «l’amata Bibbia» per citare alcune «coincidenze inquietanti»: «la ”cometa Columbia” che solca il cielo del Texas, lo stato del presidente Bush, protagonista della crisi mediorientale». «Sopra una cittadina di nome Palestine». «A bordo portava il primo astronauta israeliano, acclamato 20 anni fa per il suo ruolo nel raid di Israele contro un reattore nucleare iracheno». Da Internet alle lettere ai giornali, in quella «cometa» che si disintegra nel cielo con i suoi 7 astronauti di varie razze e religioni anche la gente della strada dice di vedere «il segnale della fine del mondo» annunciata dalla profezia sull’apocalisse di San Giovanni di Patmos: «Il mistero delle 7 stelle che hai veduto nella mia destra e delle sette lampade d’oro» (Apocalisse 1,20 ndr). Riemerge la stessa ansia da Apocalisse che sconvolse il Paese dopo l’11 settembre, quando un americano su 4 si disse «convinto» che gli attentati di Osama «sono una profezia della Bibbia» e il 60 per cento riteneva che tali profezie si materializzeranno «nel corso della loro esistenza». Non appena hanno appreso la tragedia, i «falchi» dell’amministrazione Bush si sono inginocchiati e hanno invocato il nome di Dio. Ma è stato tutto il popolo americano a riempire chiese, sinagoghe e templi. A Titusville, in Florida, dove vivono molti dipendenti della Nasa, il reverendo David Waller ha definito la scia di fumo lasciata dai rottami «una lacrima luminosa che ha rigato il viso del cielo». Alla fine alcuni fedeli gli hanno chiesto se «Dio sta piangendo o è solo molto arrabbiato con noi». Alessandra Farkas