Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2003  gennaio 30 Giovedì calendario

Clara Agnelli: «Mio fratello è nato ricco, Berlusconi almeno i soldi se li è sudati», il Giornale, 30/01/2003 «Oh, mamma mia, mamma mia, non mi dica

Clara Agnelli: «Mio fratello è nato ricco, Berlusconi almeno i soldi se li è sudati», il Giornale, 30/01/2003 «Oh, mamma mia, mamma mia, non mi dica...». Mamma. La prima parola per chi nasce, l’ultima per chi muore. Gianni è morto già da quattro ore, ma lei, Clara, la primogenita della famiglia Agnelli, 83 anni, il prossimo 7 aprile, ancora non lo sa. Nessuno le ha comunicato nulla. A volte capita, e per il cronista è il momento peggiore. Ciò che non hai messo in conto, è che un giorno possa accadere con la sorella di Agnelli, dell’Avvocato, dell’italiano più famoso al mondo. «è una cosa troppo triste, troppo... Umberto lo saprà? Amava Gianni in un modo folle. Sarà disperato». Prende fiato. «è morto in Italia, allora». Sì, a Torino, a villa Frescot, contessa. «Com’è possibile? Ma se era da me non molto tempo fa, mi pare quasi che fosse ieri. M’è capitato alle 9 del mattino. è stata l’ultima volta che è venuto a trovarmi». Anche adesso sono passate da poco le 9 del mattino. Muta la radio, muta la Tv nella villa dai 21 ingressi, e Marocco, entroterra veneziano, dove Clara Agnelli viva col marito Giovanni Nuvoletti. E muto anche il telefono. «Chissà, magari avrà squillato. Ma lei lo sa bene ormai com’è la servitù che gira per le case... Anche un attimo fa l’apparecchio continuava a trillare e alla fine, lo vede, ho dovuto rispondere io». «E quando è morto Gianni?». Le notizie d’agenzia sono di 20 minuti fa. «E com’è morto? Lei lo sa?». Tocca inventare su due piedi un eufemismo. Il primo che sale alle labbra suona tragicamente sgangherato: problemi di tipo oncologico, credo. «Capisco. E come sono cominciati? Che cosa gli è successo? Io non ne ero al corrente. Gianni non parlava mai del suo stato di salute, men che meno di malattie. Preferiva parlare dei suoi affari, della sua vita. Qualche sospetto, lo confesso m’era venuto. Ma ho preferito non indagare. Nelle telefonate degli Stati Uniti, Gianni mi aveva soltanto confidato che si stava sottoponendo a cure molto pesanti. Non chemioterapia. Tomotherapy, mi pare l’avesse chiamata. Tomoterapia. Non saprei dire che roba fosse. Certo che questo cancro...». Ecco la parola giusta: cancro. «Penso ai suoi nipotini...». I figli di Margherita sono una tribù. «Bravo, ha detto bene. Una tribù, sì. La famiglia Agnelli è sempre stata una tribù e continua a esserlo. Gianni era molto affezionato ai suoi nipotini, e s’era legato a loro ancor di più dopo la tragica fine di suo figlio Edoardo. Oggi tremo anch’io per i miei nipotini, visto che sono nonna e bisnonna. Il primo pensiero corre a loro. Noialtri, che cosa vuole... Siamo vecchi, ormai. La nostra corsa l’abbiamo fatta. Ma loro no, loro hanno la vita davanti. E questi tumori così crudeli, invincibili, colpiscono soprattutto i giovani. Ti strappano i figli, ti portano via i nipoti. Pensi alla tragedia di mio fratello Umberto, che ha perso in quel modo il suo Giovannino nel fiore degli anni. Le cose sono andate male. è troppo triste... ». Clara Agnelli abita nella villa di Marocco col marito Giovanni Nuvoletti, suo compagno da 55 anni, sposato civilmente nel 1974 e religiosamente nel 1989 dopo la morte del primo marito, il principe Tassilo von Fürstenberg, il papà di Ira, l’attrice, di Egon, lo stilista, e di Sebastian, l’uomo d’affari. Una relazione molto contrastata, all’inizio: dalla Chiesa, dalla Fiat, persino dal ministro dell’Interno dell’epoca, il dc Mario Scelba, che giunse a ordinare l’arresto della «concubina» (all’ora l’adulterio era reato) mentre sbarcava all’aeroporto di Venezia Tessera. «Dovemmo scappare, fare la fuitina, come dicono in Sicilia», ricorda Clara. «Mio fratello ci pescò ad Arosa, nei Grigioni. Nuvoletti se lo trovò di fronte nella hall dell’albergo: era venuto a prendere me per riportarmi a casa. Indossavano la stessa giacca, la stessa cravatta, la stessa camicia. «Gianni», gli disse Giovanni, «adesso magari litigheremo, però prima dimmi una cosa: ma ti sei guardato allo specchio?». Mio fratello gli rispose: «Ho persino il paltò uguale al tuo». Rimasero in freddo per anni. Poi la riconciliazione, avvenuta nel 1969, quando Nuvoletti interpretò il chirurgo barone della medicina nel film Prof. Dott. Giudo Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, accanto ad Alberto Sordi. «Mio fratello inseguiva sempre il massimo, aveva continuamente bisogno di conoscere persone che fossero insuperabili nel lavoro. Ecco, come attore doveva aver trovato mio marito bravissimo», sospira Clara Agnelli. Chissà quanto avranno pesato, sulle condizioni di salute dell’avvocato, le ultime vicende della Fiat... «No, proprio no. Le aveva prese bene, sa? Abbiamo parlato insieme di questo guazzabuglio. Quando c’era qualcosa che valeva la pena di essere detta, Gianni mi telefonava, di solito alle 6 del mattino, faceva così con tutti, perché diceva che sennò dopo non trovava in casa nessuno. Lui aveva buone speranze che tutto si sistemasse per il meglio. Era convinto che alla fine la Fiat sarebbe tornata ad essere la Fiat. Gianni non era certo il tipo da perdersi d’animo. Troppo intelligente per dubitare delle sue risorse. Mamma mia... Non si meritava una cosa simile. E non ce la meritavamo nemmeno noi, a dir la verità. Anche se, bisogna ammetterlo, ha avuto una vita piacevole, piena di incontri interessanti. è stato molto ammirato e anche molto consolato quando c’era qualcosa che non girava per il verso giusto. Un uomo fortunato». Federico Fellini sosteneva che l’Avvocato piaceva agli italiani proprio perché la fortuna lo aveva prescelto, perché era un vincente. «Mettergli un elmo in testa, mettetelo a cavallo: ha una faccia da re», osserva il regista. Ma Clara Agnelli non è affatto sicura di questa stima universale: «Bisognerebbe interpellare 57 milioni di italiani. No, io non penso proprio che tutti gli italiani gli abbiano voluto bene. Un tempo, forse. Quando gli italiani erano coesi, andavano d’accordo. Adesso non più. è un momento brutto, questo, la massima soddisfazione degli italiani è mettersi l’un contro l’altro. Badi, non sto difendendo mio fratello adesso che non c’è più. Anzi, e lei lo sa bene perché una volta abbiamo avuto occasione di parlarne, con quelli che lo adoravano io sono sempre stata molto critica: è un’ingiustizia, dicevo loro, amate mio fratello che in fin dei conti non ha fatto nessuna fatica per diventare quello che è e invece disprezzate Berlusconi che è nato povero e la sua fortuna ha dovuto sudarsela. Gianni i soldi li ha soltanto ereditati, Berlusconi almeno se li è guadagnati. Lui sì che è stato bravo. Non mio fratello, o i miei fratelli, o io, o le mie sorelle, o i miei figli». L’Avvocato lesse quell’intervista ma con la sorella non osò commentarla: «Era un uomo molto sensibile e quando talune affermazioni potevano risultare sgradevoli la regola di famiglia è sempre stata una sola: sorvolare. Ce l’hanno insegnato fin da bambini. Oggi è assai più difficile insegnare certe cose ai bambini...». Oggi sarebbe più difficile persino per l’istitutrice inglese miss Parker: «’Don’t forget you are an Agnelli”, non dimenticare che tu sei un Agnelli, ci raccomandava». Il piccolo Gianni aveva imparato bene la lezione. Stefano Lorenzetto