Massimo Gramellini La Stampa, 21/01/2003, 21 gennaio 2003
I diritti umani del colonnello, La Stampa, 21/01/2003 Con l’astensione viscida dell’Europa (ci ridono tutti dietro, dice Prodi, e d’ora in poi anche davanti) la Libia del colonnello Gheddafi ha assunto la presidenza della commissione Onu sui diritti umani
I diritti umani del colonnello, La Stampa, 21/01/2003 Con l’astensione viscida dell’Europa (ci ridono tutti dietro, dice Prodi, e d’ora in poi anche davanti) la Libia del colonnello Gheddafi ha assunto la presidenza della commissione Onu sui diritti umani. Dovrà cioè indagare sugli stessi crimini che commette a casa propria. Benché nessun girotondo abbia mai trovato il tempo di occuparsene, non risulta che a Tripoli le persone possano riunirsi su una piazza per dire liberamente la loro sul governo. E nelle carceri libiche, oltre ai ladri che l’avvocato Taormina vorrebbe invece togliere dalle nostre, si trovano decine di prigionieri politici, i quali non hanno altra colpa se non quella di pensare di Gheddafi ciò che Cofferati pensa di Berlusconi (e viceversa). Persino chi è convinto che in Italia ci sia una dittatura col dolcificante, dovrà convenire che esiste ancora qualche differenza. Gheddafi sceriffo dei diritti umani è uno sberleffo della storia: come dare il ministero dell’Interno a Casarini, la procura di Milano a Previti, la presidenza della Lega Calcio a Galliani (ooops, se l’è già presa). Eurocodardi a parte, la Libia ha vinto perché in materia di diritti umani la maggioranza delle nazioni che l’hanno votata sta messa come lei, che sta messa male. L’Onu è una cosa meravigliosa. Ma per diventare anche una cosa seria dovrebbe pretendere dai suoi commissari il rispetto di quei requisiti minimi di democrazia che i medesimi dichiarano di voler difendere ovunque, purché sia altrove. Massimo Gramellini