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 2003  gennaio 24 Venerdì calendario

Frank Abagnale divenne un truffatore ancor prima d’avere vent’anni. Adesso tiene corsi per l’Fbi , Il Venerdì, 24/01/2003 Il crimine paga

Frank Abagnale divenne un truffatore ancor prima d’avere vent’anni. Adesso tiene corsi per l’Fbi , Il Venerdì, 24/01/2003 Il crimine paga. In assegni falsi. Frank Abagnale a 17 anni era tra i primi dieci ricercati dall’Fbi e il più giovane truffatore d’America. Ha ”lavorato” per quattro anni, incassando due milioni e mezzo di dollari e oggi, che ha 54 anni e l’aspetto opulento di un banchiere di Washington, tiene corsi di addestramento antifrode all’Accademia dell’Fbi, 140 seminari l’anno sulla prevenzione dei raggiri, vende alle società sistemi di sicurezza e ha ideato perfino un assegno tutto suo, l’infalsificabile Ipf, che in molti istituti finanziari sostituisce quello circolare. La consacrazione mediatica è arrivata grazie al bestseller sulla sua vita criminale pubblicato negli anni Ottanta, Prova a prendermi, trasformato in un film da Steven Spielberg con Leonardo DiCaprio e Tom Hanks, nei cinema dal 31 gennaio. Frank Abagnale, «genio criminale» che ha colpito in 26 Stati vestendo ora l’uniforme da pilota di linea, ora il camice da pediatra, spacciandosi per avvocato nella procura federale e per professore di sociologia all’Università, fa risalire l’inizio della sua carriera al divorzio dei suoi genitori, avvenuto quando aveva 16 anni, nel 1964. «Il divorzio è qualcosa di veramente devastante per i figli», si giustifica Abagnale, «io ho vissuto quello dei miei in modo drammatico. Sono scappato di casa scoprendomi all’improvviso solo in un mondo di adulti». L’amore per i genitori, in realtà, non gli impedì a 15 anni di mettere a segno il primo colpo ai danni del padre, definito da Frank «un perfetto pollo» per la sua fiducia nel prossimo. Il figlio addebita sulla sua Mobil card, la carta di credito per la benzina, 3.400 dollari di cambi gomme e batterie inesistenti: i gestori delle pompe, d’accordo con lui, invece del servizio gli davano contanti trattenendosi una percentuale. Il gruzzolo che Frank accumula da giovanissimo viene bruciato in fretta nella prima e unica fonte di spesa: le donne. «Non mi sono mai drogato, non ho mai bevuto , sono state le ragazze il mio unico vizio. Ero ossessionato dalle donne». Bronxville, la cittadina in cui è nato e cresciuto, incomincia a stargli stretta e si trasferisce a Manhattan. Ha sedici anni, ma se ne aggiunge dieci falsificando i documenti. Inizia ad incassare assegni scoperti sul conto che gli ha intestato il padre, cifre ancora basse. Quando vede entrare in un lussuoso hotel un gruppo di piloti e adorabili hostess della Pan Am, decide che sarà quella la sua professione. Si procura uniforme, tesserino e brevetto di volo contraffatti e, soprattutto, incassa gli assegni della compagnia aerea realizzati staccando il marchio dai modellini di aerei giocattolo messi a mollo nella vasca da bagno. Comincia il giro vorticoso degli assegni e degli alberghi di lusso, i flirt con le hostess più adulte ed esperte, i viaggi gratis in cabina di pilotaggio scambiando dotte conversazioni con i «colleghi». Tutto è basato su una straordinaria faccia tosta, sulla capacità di affascinare il prossimo e di mantenere il sangue freddo in ogni situazione. Sulla convinzione che, nell’America ingenua degli anni Sessanta, l’abito faccia ancora il monaco, che all’uniforme corrisponda un determinato status sociale. Continuano i voli, si perfezionano le truffe. Frank incassa migliaia di dollari. Si sposta di città in città, trova una fidanzata ogni sera, cambia identità. Diventa pediatra ad Atlanta con tanto di laurea certificata a Harvard e supervisiona un reparto con venti medici e quaranta infermiere. Per un anno. Una nuova giravolta ed eccolo avvocato della procura distrettuale. L’attività forense dura nove mesi. Il passo successivo è salire in cattedra come professore di sociologia all’Università dello Utah. «Ogni volta mi preparavo alla professione», racconta Abagnale, «documentandomi in biblioteca, guardando le serie televisive come Perry Mason, ascoltando le conversazioni dei ”colleghi”». Riprendono i viaggi. Los Angeles, Miami, il Messico, l’Europa. Le avventure del «truffatore dei cieli» diventano note, ma lui riesce lo stesso a fare il giro del vecchio continente insieme a otto ragazze ingaggiate come hostess e convinte davvero di lavorare a un tour promozionale della Pan Am. Ma arrivano gli arresti, e le prime fughe. Frank Abagnale viene sorpreso in una stamperia francese dove sta coniando assegni falsi. Va in carcere a Marsiglia che ha solo vent’anni: sei mesi di isolamento durante i quali perde decine di chili e prende la polmonite. E ancora in prigione, una prigione più morbida, in Svezia. Scappa durante un trasferimento su un volo di linea. In fase d’atterraggio il genio criminale si fa accompagnare in bagno, si chiude all’interno e svita il water: può uscire mentre l’aereo è ancora in movimento e lanciarsi sulla pista. Dura solo quattro anni, però, la grande epopea di Frank il truffatore. Il coriaceo agente dell’Fbi Sam O’ Riley, dopo lunghi inseguimenti depistati, riesce ad assicurarlo alla giustizia americana. Il vanitoso Frank nell’autobiografia sorvolerà sull’arresto definitivo. Non ha neanche ventun anni, ma la pena è severa: 12 anni in un carcere di massima sicurezza. Presto la pena sarà commutata in un impiego all’Fbi all’ufficio antifrode. Lo smagliante pregiudicato dalla fine degli anni Settanta sviluppa una serie di servizi antifrode che le banche, le stesse che ha alleggerito in carriera, gli pagheranno milioni di dollari l’anno. Oggi Frank vive a Washington con Kelly, sua moglie da 26 anni, e tre figli, che sono andati a vedere il loro papà impersonato da Leonardo Di Caprio al cinema. Abagnale è diventato consulente cinematografico per la Dreamworks. «Io lo ammiro», dice Di Caprio. «Frank se la prendeva solo con le grandi compagnie, le banche, le multinazionali, mai con le singole persone». Steven Spielberg, accusato di aver trasformato un malvivente in un eroe addolcendone la personalità e nascondendo gli episodi più cinici della vita di Abagnale, sposa l’altra tesi: «Ha pagato il suo debito e ha ricominciato una nuova vita». Abagnale, viso tondo, occhiali tondi, aria sicura nel doppiopetto da migliaia di dollari, si è ritagliato un cammeo nel film: è il poliziotto che in Francia arresta Abagnale-Di Caprio. E ora, con la sua aria da imbonitore, seduto sulla limousine con i sedili imbottiti, ti racconta: «Alla fine ho dovuto scontare una dura pena, ho perso mio padre, mi sono sentito molto solo. Era una situazione per niente glamour, vorrei che il messaggio fosse chiaro». Ma quando racconta i dettagli di un’impresa di gioventù il suo faccione s’illumina, le guance s’arrossano, il sorriso dai denti troppo perfetti s’allarga. Sì, il crimine paga, e ora gli assegni sono veri. Arianna Finos