Matteo Persivale Corriere della Sera 08/01/2003, 8 gennaio 2003
Jerry Springer Show Corriere della Sera, 08/01/2003 Chi si lamenta del progressivo imbarbarimento della tv italiana, del crollo della qualità media dei programmi, del trionfo della ”televisione spazzatura”, per consolarsi può munirsi di antenna parabolica e cercare nell’etere internazionale il Jerry Springer Show
Jerry Springer Show Corriere della Sera, 08/01/2003 Chi si lamenta del progressivo imbarbarimento della tv italiana, del crollo della qualità media dei programmi, del trionfo della ”televisione spazzatura”, per consolarsi può munirsi di antenna parabolica e cercare nell’etere internazionale il Jerry Springer Show. Un talk show americano con argomenti tipo «mia madre aspetta un figlio da mio marito», e ospiti come preti transessuali, neonazisti gay con senso di colpa, coppie di ultrasettantenni della Florida che praticano senza complessi lo scambio di coppie e il nudismo, spogliarelliste di Las Vegas che si rifanno il seno fino a raggiungere misure tanto esasperate da rendere difficile perfino camminare senza cadere a faccia in avanti. E così nella cornice di un rumoroso studio-stadio di registrazione nel quale il pubblico è incitato a fare il tifo per i propri beniamini con fischi e boati, non soltanto piovono gravi insulti tra i concorrenti (censurati con un ”bip” dalla regia) ma esplodono anche violente risse. E per questo il 58enne Springer, chioma biondiccia e occhietti furbi dietro le spesse lenti da miope, ha ingaggiato fin dalla prima puntata come body-guard massicci agenti di polizia fuori servizio: a loro spetta il compito di evitare che i concorrenti, spesso inferociti, si facciano del male. Peccato però che non ci fossero guardie del corpo a casa di Nancy Campbell nel luglio del 2000, quando l’ex marito Ralf Panitz che aveva partecipato con lei a una puntata del programma di Springer, la picchiò a morte. Nel maggio dell’anno scorso Panitz è stato condannato all’ergastolo per omicidio, e c’era anche un procedimento civile: i parenti della Campbell avevano fatto causa a Springer e ai produttori dello show sostenendo che, nel nome dell’audience, avevano esacerbato lo scontro tra i due, provocando il delitto. Se il giudice avesse dato ragione ai querelanti, sarebbe stata la fine della tv-spazzatura. Invece adesso i querelanti hanno ritirato la causa, senza incassare un dollaro: un altro procedimento simile al loro (contro la reginetta della ”trash-tv” Jenny Jones, una sorta di Jerry in gonnella) era stato respinto da un giudice del Michigan. Buone notizie insomma per chi sguazza nel chiassoso circo Barnum freddamente governato dal domatore Springer. Che periodicamente promette di limitare la violenza (verbale e non) dei suoi programmi, per poi cedere qualche puntata dopo, incapace di resistere alla tentazione d’inscenare drammi familiari tra incappucciati del Ku Klux Klan traditi dalla moglie con un amante di colore. In un campionario di insulti, gestacci e oscenità. L’ultima vittoria ha sorpreso il milionario re della tv-spazzatura non nel suo studio televisivo, ma nella sala conferenze di un’università. Dove non stava organizzando un estemporaneo talk-show tra studenti erotomani, ma tenendo una seriosa conferenza sulla possibile guerra in Iraq, e sull’apparente assenza di dibattito nei campus. Perché Springer non esce dai sottofondi di qualche tv di provincia, ma dai quartieri alti dell’accademia e della politica. Ebreo sfuggito all’Olocausto che, dopo una doppia laurea in atenei importanti era diventato a soli 33 anni sindaco democratico di una grande città, Cleveland nell’Ohio, nel segno del suo idolo Bobby Kennedy, «l’uomo che ho ammirato di più al mondo, e la cui uccisione mi ha spezzato il cuore». E anche adesso, dopo che la sua carriera politica è finita per uno scandalo che pare uscito da una sua trasmissione (venne scoperto a frequentare locali di massaggio), fa beneficenza per milioni, compare alle convention di partito e chiacchiera con il solitamente burbero commentatore politico Chris Matthews. Che di Jerry dice: « uomo profondamente intelligente. Non sfigurerebbe come senatore». Matteo Persivale