Renata Pisu, La Repubblica 03/01/2003, 3 gennaio 2003
I taikonauti inseguiranno nello spazio 200 peonie radioattive, la Repubblica, venerdì 03/01/2003 La navicella spaziale cinese Shenzhou IV, lanciata il 31 dicembre, è ancora in orbita, e da Pechino giunge l’annuncio della prossima missione in programma: il primo uomo che andrà nello spazio nel nuovo millennio, cioè quest’anno, sarà cinese
I taikonauti inseguiranno nello spazio 200 peonie radioattive, la Repubblica, venerdì 03/01/2003 La navicella spaziale cinese Shenzhou IV, lanciata il 31 dicembre, è ancora in orbita, e da Pechino giunge l’annuncio della prossima missione in programma: il primo uomo che andrà nello spazio nel nuovo millennio, cioè quest’anno, sarà cinese. Non importa se già hanno visto la Terra dall’alto gli americani, gli ormai estinti sovietici, e astronauti di varie altre nazionalità ospitati da coloro che finora sono stati gli indiscussi Signori del Cielo. L’astronauta cinese vi andrà per proprio conto, a proprie spese, catapultato da vettori cinesi, a bordo di una navicella spaziale cinese, dal nome poetico di Shenzhou, ossia Nave degli Dei. Sarà la Shenzhou V. In Cina, l’annuncio è stato dato con squilli di trombe: lo si definisce «un grande balzo in avanti nella tecnologia dell’esplorazione spaziale», «la realizzazione di un sogno che il nostro popolo coltiva da cinquecento anni» riferendosi, in questo caso, all’invenzione dei razzi che i cinesi, primi al mondo, lanciarono verso il cielo in segno di gioia [...]. Oggi invece, si tratta senza dubbio di una dimostrazione di potenza che la Cina intende dare al resto del mondo ponendosi come l’unico grande paese in grado di tener testa agli Stati Uniti anche nello spazio [...]. Ma quanti taikonauti saliranno sulla navicella spaziale Made in China? In lingua cinese non si distingue il singolare dal plurale, a meno che non si abbia motivo di essere precisi, e forse ancora non si è decisa la composizione dell’equipaggio che sarà, al massimo, di due o tre membri. Comunque, si chiameranno taikonauti, dal cinese taikong che significa spazio siderale, non astronauti, come gli americani, non cosmonauti, come i sovietici, una differenza di terminologia che tende a sottolineare la cinesità di un’impresa che è già stata compiuta ma che ora si vuole ripetere in altre condizioni [...]. Così è come se la Cina, lo ha detto un esperto americano «stesse gareggiando con se stessa». Infatti, dal novembre del 1999, quando la prima navicella Shenzhou è stata messa in orbita, si è avuto un susseguirsi di lanci riusciti [...] che evidentemente erano preludio alla grande prova dell’uomo in orbita, presto anche del takonauta sulla luna, allunaggio previsto per il 2010 ma che potrebbe essere anticipato data l’accelerazione che viene impressa all’impresa dell’assalto al cielo che si svolge sotto la guida gloriosa del Partito Comunista. Si ritiene, a Pechino, che gli annunci di grandi imprese, dal treno più veloce del mondo [...] al completamento dei lavori per la diga più grande del mondo, sul fiume Yangtze, fino a quest’ultimo annuncio dell’uomo cinese nello spazio, servano a esaltare l’operato di quella che viene chiamata, dagli stessi cinesi, la Dinastia Rossa. Ma le critiche non mancano, e ci riferiamo a critiche espresse da cinesi, i quali si domandano se il lancio di un uomo nello spazio potrà avere lo stesso impatto sull’opinione pubblica internazionale di quello che ebbe il lancio dello Sputnik nel 1957 che voleva dimostrare la superiorità del sistema socialista. E, invece, si è visto come è andata a finire. E c’è anche chi si domanda se la Cina possa permettersi il costo delle imprese spaziali, e la risposta è negativa se si fanno i conti intasca all’economia del paese che è prospera e in espansione ma afflitta da enormi contraddizioni e squilibri. Comunque, i taikonauti, sono destinati a diventare eroi in un paese che ha bisogno di eroi, e a nutrire la macchina della propaganda cinese alla continua ricerca di motivazioni che esaltino lo spirito patriottico e l’orgoglio del paese che oggi si candida ad avventure spaziali e si mette alla pari dell’America, lasciando indietro di gran lunga la Russia che non può permettersi più il costo di imprese spaziali - ma che, tuttavia, pare abbia fornito tecnologia e assistenza alla Cina, compreso l’addestramento dei taikonauti - e inferendo anche un colpo al primato giapponese nel campo delle più sofisticate tecnologie [...]. E il Presidente Jiang Zemin ha sottolineato come la Cina «sta impegnandosi nell’impresa pionieristica di garantire uno sviluppo pacifico del cosmo». Belle parole che non si capisce bene cosa significhino anche se si possono fare illazioni. Comunque, se saranno peonie, fioriranno. [...] Infatti, nella Shenzhou III, mandata in orbita lo scorso aprile, erano stati posti duecento bulbi di peonie, il fiore che è simbolo della Cina, e che hanno germogliato producendo fiori di colori stravaganti. Ma, riferisce l’Agenzia Xinhua, il programma delle peonie nello spazio può presentare dei rischi perché se la peonia esposta alle radiazioni cosmiche varia troppo «potrebbe deviare dalla sua forma originale e non essere più una peonia». All’epoca di Mao questa affermazione sarebbe stata interpretata ideologicamente. Una peonia spaziale, è o non è una peonia? Un Partito comunista con i capitalisti al potere, è o non è un partito comunista? Renata Pisu