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 2002  dicembre 30 Lunedì calendario

Lula, la traversata nel deserto di un filho do Brasil, Corriere della Sera, lunedì 30/12/2002 La terra biancastra è ormai sabbia in questa stagione

Lula, la traversata nel deserto di un filho do Brasil, Corriere della Sera, lunedì 30/12/2002 La terra biancastra è ormai sabbia in questa stagione. L’ultima pioggia è lontana. Tra cactus, fichi d’india e campi di frumento spelacchiato, potrebbe apparire all’improvviso una spiaggia dietro la prima duna e l’orizzonte infilarsi nell’oceano. Invece no, questo è un altro Brasile, lontano da quello delle cartoline. Il mare è a centinaia di chilometri. La miseria invece è di casa. Ha la faccia dura del suo concittadino più illustre, quello che ce l’ha fatta. Uno dei primi impegni di Lula, tra qualche giorno, sarà portare qui nel Sertão, il ”semiarido” brasiliano dove è nato 57 anni fa, una decina di neoministri, quelli della cosiddetta «area sociale». Devono conoscere, ha detto, la fame, gli stenti di milioni di persone e quindi la sfida numero uno del nuovo governo. Presto gli abitanti di Caetes non si lasceranno scappare l’occasione per fare di questo paese qualunque, 10.000 abitanti nel profondo del Pernambuco, un luogo zeppo di rimandi all’epopea di Lula, primo presidente venuto dal nulla. Denise Paranà, storica e autrice della biografia O filho do Brasil, ha scritto che la parabola di Lula è una sintesi così perfetta del Brasile che «se fosse una fiction sarebbe considerata di pessimo livello, perché tutto si incastra». La fame e la lotta impossibile contro la seca, la siccità, una madre che partorisce ogni anno e cresce da sola i figli, il padre despota e ubriacone che scappa a San Paolo con una quindicenne. Poi, quando il piccolo Lula ha sette anni, il viaggio della speranza verso il sud. A Caetes, gli abitanti hanno piantato un cartello che indica la tenuta, «o sitio», dove Lula è vissuto da bambino. Si chiama Vargea Grande, una distesa di campi aridi, con una casetta ogni tanto. In una ci vive Marina Venancio dos Santos, con marito e otto figli. Suo suocero comprò la terra dalla famiglia di Lula. Percorriamo con lei un altro mezzo chilometro per arrivare dove c’era la casetta di barro, fango pressato e legna, che dava un tetto alla madre del futuro leader, Euridice, e i suoi figli. La donna indica il punto. «Non è cambiato molto da quei tempi. Si tira avanti. A San Giovanni raccogliamo la yucca e seminiamo i fagioli. Poi in questo periodo dell’anno, se non arriva la pioggia, perdiamo tutto». Quest’anno, dice preoccupata la donna mostrando le sue piantine di fagioli ancora minuscole, «è un anno brutto». [...] Ciò non toglie che i fiumi, qui in giro, ci sono e il problema è la mancanza di opere di irrigazione. Nessuno nella storia se n’è mai occupato, da quando la colonizzazione si è addentrata in questa regione. Eppure questa terra, se ben lavorata, è fertile, come dimostrano alcuni esperimenti riusciti di coltivazioni di frutta. Oggi invece un territorio grande varie volte l’Italia, il Nordest, soffre la fame e la sete come quando Lula era bambino e schiaccia, a causa dei suoi indicatori subsahariani, il Brasile nella parte bassa della classifica mondiale dello sviluppo. Dove piove, più vicino alla costa, c’è solo canna da zucchero: centinaia di chilometri di latifondo dove i rapporti di proprietà sono rimasti simili ai tempi della schiavitù. Verso l’interno, invece, c’è la piccola agricoltura di sussistenza che lotta contro la siccità. «Yucca, fagioli e un po’ di frumento. Questo è quello che mangiamo. E che tentiamo di vendere se ne avanza», dice Gilberto Ferreira, cugino di Lula, coetaneo e suo compagno di giochi da bambino, che dal campo di Vargea Grande non si è mai mosso. Ferreira, stesso sguardo e barbetta, ci fa entrare con gentilezza e qualche imbarazzo in casa. Appena fuori una vacca mastica foglie di fichi d’india, tagliate e pulite dalle spine: nel Sertão è il mangime che sostituisce l’erba. «Ci aiuta ad arrotondare, con un po’ di latte», spiega Ferreira. Nella sala un divanetto, due sedie, le foto dei defunti e dei santi, come in tutte le case contadine del mondo, e un piccolo calendario del Pt, il partito dei lavoratori del neopresidente. «Cosa chiederemo a Lula? Per i primi tempi nulla, poveretto, si è preso una bella gatta da pelare a governare questo Paese. Poi acqua, possibilmente, un po’ di idee e investimenti per la sua terra». Nel paesaggio da film western la salvezza oggi è l’autocisterna, che arriva ogni dieci giorni, e i programmi del governo per combattere l’estrema povertà, un assegno di pochi euro al mese. Una zia di Lula, Corina, 73 anni, è l’unica ad essere apparsa in tv a chiedere qualcosa all’illustre parente. Una automobile, perché la vecchietta, diabetica, deve andare tutti i giorni in ospedale per l’iniezione. Da Caetes, finora, sembrano lontane anni luce le abbuffate di denaro e potere che in Brasile si riservano a familiari e amici di chi conta. «Siamo gente schiva e diffidiamo di tutto. Nel dubbio - dice il cugino - qui in paese Lula è stato votato solo dal 58 per cento. Meno della media nazionale». Rocco Cotroneo