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 2005  settembre 21 Mercoledì calendario


Biografia di Simone Cristicchi

CRISTICCHI Simone Roma 5 febbraio 1977. Cantante. Vincitore del Festival di Sanremo 2007 con Ti regalero una rosa «[...] una sorta di soft rap ispirato alla condizione dei malati di mente e in generale al tema della follia [...] si è aggiudicato anche il premio della critica ”Mia Martini” [...]» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera” 4/3/2007) • «[...] è arrivato alla gara lanciando un messaggio provocatorio che è la base della sua poetica: ”Le vere rockstar sono i matti”. E si è verosimilmente calato dentro il personaggio di Antonio, il matto con la seggiola protagonista della sua Ti regalerò una rosa [...] che scrive l’ultima lettera a Margherita, prima di lasciarsi andare in volo dal tetto del manicomio. ”Una lettera che lei non riceverà mai”, dice Simone dondolando la testa piena di riccioli che l’ha aiutato a crearsi un’immagine da outsider lunare fin dalle fortunatissime Vorrei cantare come Biagio e Che bella gente [...] ”Una norma all´interno degli istituti vietava che la corrispondenza dei pazienti fosse recapitata. Finiva nelle cartelle cliniche degli psichiatri, ne ho trovata una quantità negli archivi del manicomio di Volterra”. Cristicchi è arrivato a Sanremo con un progetto. Ambizioso e sublime, anche se sulla carta più letterario che musicale. Hanno commosso [...] l’ascolto della sua canzone e la visione di un documentario che esce allegato al suo cd Dall’altra parte del cancello, viaggio nelle ex strutture manicomiali che gli ha ispirato anche un libro già in edicola, Centro di igiene mentale (Ed. Mondadori, 249 pagg, 15 euro), che tra l’altro raccoglie 35 delle lettere trovate a Volterra. ”Mi è sembrato in questo modo di rendere giustizia a queste persone che avevano un disperato bisogno di comunicare col mondo e lanciavano messaggi bellissimi che cadevano nel vuoto”, spiega. ”Ho scoperto che il manicomio era come un supermercato, un posto asettico, totalmente privo di rapporti umani. Ora che quei campi di sterminio della personalità non ci sono più, ci siamo costruiti altri manicomi, centinaia di luoghi in cui è impossibile comunicare. Internet è l’ultima frontiera dell’incomunicabilità; un formidabile strumento di consultazione, ma a livello di scambio personale è il tempio dell’ipocrisia. Per essere sinceri e raccontare tutto a tutti ci si nasconde dietro un ”nick’, uno pseudonimo. Una maniera vigliacca di essere spontanei [...] Pensavo che questa canzone arrivasse solo a chi ascolta le parole, invece tutti ne sono rimasti toccati. La vittoria per me è questa”. Nel disco, i colloqui avuti con ex ricoverati e infermieri hanno alimentato, insieme alla follia del tempo in cui viviamo, uno straordinario vigore poetico e musicale. Lettera da Volterra, lettura di una missiva datata 21 marzo 1901, è sottolineata dal pianoforte di Giovanni Allevi. Legato a te, invece, è stata ispirata dalla vicenda Piergiorgio Welby: ”Mi è venuta l´idea di raccontare una notte in quella stanza in cui Welby dialoga con la macchina che lo tiene in vita. Presto incontrerò sua moglie e gliela canterò dal vivo”. Dai matti che ha incontrato, Cristicchi ha imparato, come Genet, che a la poesia può nascondersi in fondo alla turpitudine [...] sarà ricordato come il cantautore con la seggiola. ”La porterò sempre con me [...] è un simbolo. Significa che ho il tempo di fermarmi un attimo per ascoltare le storie dell’altro”. [...]» (Giuseppe Videtti, ”la Repubblica” 3/3/2007) • «[...] improbabile cognome per una popstar [...] una chioma arruffatta che tradisce un germe di follia. Nel giro di pochi mesi è stato premiato in tutti i possibili premi, premiato soprattutto dal fulmineo successo di un pezzo nato quasi per scherzo, Vorrei cantare come Biagio Antonacci, derivato proprio dalla frustrazione di avere bussato invano per anni (’a Sanremo ci ho provato cinque volte, l’ultima Tony Renis mi disse di lasciar perdere, forse pensava che dovessi cambiare mestiere”) alle porte che danno accesso al sistema musicale. [...] Un dubbio viene. Non sarà che lo stesso Cristicchi usa gli stessi stereotipi che irride per avere successo? ”Dubbio legittimo. Infatti quando la canzone la canto dal vivo c’è una lunga coda in cui cito vari tormentoni e tra questi ci metto anche la canzone su Antonacci. Insomma mi piglio in giro da solo. E poi quello che m’interessa adesso e far capire che faccio anche cose diverse”. Di anime Cristicchi ne ha tante. Dal vivo il suo concerto è in chiave di teatro-canzone, racconta, monologa, intreccia canzoni. Non solo, ha creato un alter ego, di nome Rufus, la sua parte più feroce, e con questo pseudonimo ha mandato all’emittente romana Radio Rock un pezzo fortemente anticlericale, Prete, che viene passato in continuazione. [...]» (Gino Castaldo, ”la Repubblica” 21/9/2005) • «’L’ombrellone te lo ficco nel c../e il gelato te lo spiaccico in faccia/questa sabbia te la tiro negli occhi/e poi ti prendo a calci lungo la spiaggia/con la sdraio ti ci spezzo la schiena/e ci p... sulla tua abbronzatura/ora ingurgita crema solare/prima che ti affoghi in questo schifo di mare…” [...] il caso musicale dell’estate 2006. Ancor più delle hit a tinte forti firmate Fabri Fibra ormai sdoganate sulla copertina di Panorama, o del duro testo di Caparezza La mia parte intollerante dedicato agli adolescenti omologati, il brano di Simone Cristicchi [...] Radio DeeJay, la più forte tra i network con oltre cinque milioni di ascoltatori al giorno, ha bandito Ombrelloni dalla programmazione perché ritenuta ”troppo volgare”. [...]il giovane riccioluto romano che ricorda un po’ Rino Gaetano, la prende piuttosto allegramente. ”Mi sono chiesto come mai DeeJay non capisse che la canzone è prima di tutto una provocazione lanciata ai direttori artistici di alcune radio (tra l’altro nel video c’è il Trio Medusa che lavora per la radio, ndr). Il brano è nato da una mia esperienza vissuta davvero qualche anno fa con il direttore artistico di un network che mi consigliò di scrivere una canzone per l’estate. Questa doveva contenere le parole magiche ”spiaggia, sdraio, mare’ e banalità di questo genere, rifacendosi un po’ alle canzonette balneari alla Edoardo Vianello. Come se queste paroline autorizzassero il brano all’entrata nella hit parade. anche una provocazione lanciata ai produttori che cercano di ammansire il gusto popolare con canzoni scritte con la calcolatrice”. Tuttavia il testo non è certo da educande. ”La parolaccia si può usare in due modi. Sia furbescamente come fa il marketing spesso e volentieri, oppure provocando. E’ per questo che abbiamo spedito alle radio la canzone con i ”bip’ e senza. Nonostante questo, il divertimento del ritornello arriva lo stesso. Attenzione però, lungi da me l’idea di fare da cattivo esempio ai ragazzini. Mi piaceva che la rabbia e il senso di frustrazione dovuto ad anni di gavetta potessero esplodere anche con una parolaccia e io l’ho messa in musica”. E se qualcuno si offende ritenendo il testo comunque troppo forte? ” il rischio di una canzone fatta in questo modo. Bisogna mettere in conto che può essere equivocata come qualsiasi canzone che utilizzi l’ironia della parola”. L’equivoco, quando si usa l’arma dell’ironia accompagnata da una musichetta accattivante, è quasi inevitabile. Era successo anche [...] quando Simone Cristicchi si era laureato re del tormentone 2005 con Vorrei cantare come Biagio Antonacci e i più lo avevano inteso come un omaggio a un idolo, ”in realtà - spiegava lui - è tutt’altro. Parla della voglia di affermare la propria personalità e perseguire le proprie aspirazioni. una sorta di grido d’aiuto. E poi è una critica verso tutti quelli che lavorano in questo ambiente e che vorrebbero importi cose che non vuoi fare. Ma come spiego nella canzone che dà il titolo al disco, io non sono un Fabbricante di canzoni, uno che scrive tenendo d’occhio l’orologio per assicurarsi che il ritornello parta a un minuto esatto dall’inizio del brano”. [...]» (Luca Dondoni, ”La Stampa” 18/7/2006) • «[...] In Fabbricante di canzoni se la prende con i tormentoni, ma la sua Vorrei cantare come Biagio sta diventando la colonna sonora dell’estate. ”Vorrei pesare come Biagio Antonacci / Firmare autografi alle fan, riempire i palasport / E fare quel che fa Biagio Antonacci”, recita il ritornello. Un’ipnotica ossessione quella per l’autore di Iris che ha portato Cristicchi ai primi posti delle canzoni più richieste. [...] spiega che non l’ha fatto apposta a confezionare un successo. ”Ho scritto il pezzo in un momento di grande tristezza e sofferenza – racconta lui che è arrivato in finale a Musicultura – , mi sentivo senza speranza e sembrava che la mia carriera non avesse sbocchi. Mi sono chiesto: sarà che per fare questo mestiere devo essere come Antonacci? [...] Mi piaceva il suono del nome: starebbe bene anche a un idraulico. Eros Ramazzotti e Renato Zero no, fanno troppo artista. E poi termina in acci... un’imprecazione romana”. Ancora più buffo è che Biagio, dopo aver ascoltato il pezzo, ha voluto far aprire a Simone il suo concerto romano. ”All’inizio era perplesso, pensava a una colossale presa in giro, poi l’ha ascoltata insieme alla mamma e al fratello, si è divertito. L’ironia è velata, tanto che qualcuno pensa che io davvero vorrei cantare come lui [...] Il suo unico difetto è che fotocopia se stesso in ogni disco. Succede a tanti, però bisogna stare attenti: si rischia l’autoplagio” [...] sogna una carriera come Franco Battiato, Ivano Fossati, Giorgio Gaber. ”Aggiungo anche l’attore Ascanio Celestini. I miei concerti sono sul modello del teatro canzone di Gaber. Purtroppo ho visto i suoi spettacoli solo in cassetta. Mi ha colpito il coraggio di provocare”. Una massa ribelle di ricci neri e lo sguardo nascosto dagli occhiali da vista, si definisce ”cespuglio pensatore” (’I miei pensieri quando escono dalla testa si impigliano ai capelli”), che poi è anche il titolo di una sua canzone. Il suo sito internet riporta una massima: ”Se la montagna viene da te e tu non sei Maometto... scappa perché è una frana”. ”Non sono pessimista e nemmeno triste, forse un po’ riflessivo”. [...] Da ragazzo voleva diventare fumettista, è anche stato un allievo di Jacovitti. ”Se suono è tutta colpa di una chitarra con le corde arrugginite trovata in soffitta”. Il suo primo singolo, Elettroshock, è del 2000. ”Per sopravvivere ho fatto il gelataio e anche il tombarolo. Sono stato beccato e ho preso una denuncia dai Carabinieri. [...]”» (’Corriere della Sera” 25/6/2005).