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 2005  aprile 17 Domenica calendario


Cavallotti e Pio IX, Corriere della Sera, 17/04/2005 Le scrivo in merito a quanto asserito da un lettore a proposito del ruolo di Felice Cavallotti in occasione dei funerali di Pio IX

Cavallotti e Pio IX, Corriere della Sera, 17/04/2005 Le scrivo in merito a quanto asserito da un lettore a proposito del ruolo di Felice Cavallotti in occasione dei funerali di Pio IX. Cavallotti fu eletto deputato nel 1873 e rieletto per dieci legislature consecutive. Fu un radicale e, come tale, sedette sempre sugli scranni dell’estrema sinistra. Attaccò moderati, governi di destra e monarchia. Fu accanito difensore della libertà e della giustizia. Combattè la politica repressiva di Crispi. Fu ucciso dal deputato di destra Ferruccio Macola, direttore della Gazzetta di Venezia, nel corso di un duello originato dalle offese direttegli dal suddetto giornale. Ma per quanto riguarda il supposto oltraggio alla bara di Pio IX, non sono riuscito a trovare prove storiche. I funerali di Pio IX ( morto nel 1878) si svolsero senza tumulti e vi parteciparono re Umberto I e altri regnanti. Gianfranco Morsani Buenos Aires (Argentina) Caro Morsani, lei ha ragione. Felice Cavallotti (a cui i milanesi hanno dedicato un bel monumento in via Senato) non attentò alle spoglie di Pio IX e non disturbò il funerale che si svolse regolarmente nella basilica di San Pietro. Non risulta invece che Umberto I abbia partecipato alle cerimonie. Corse voce che la regina Margherita era entrata nella chiesa da una porta laterale per rendere omaggio alla salma. Ma era una delle tante chiacchiere che circolavano a Roma in quei giorni. Conosciamo bene l’intera vicenda grazie alle memorie del funzionario di polizia Giuseppe Manfroni, a cui il governo italiano dette il compito di tenere i rapporti con l’amministrazione della Santa Sede dopo la presa di Roma. Manfroni ebbe quell’incarico per trentuno anni, dal 1870 al 1901, e lasciò due volumi di ricordi che apparvero a cura del figlio nel 1920. Per chi voglia fare confronti con l’attualità degli scorsi giorni la storia della morte di Pio IX presenta qualche spunto interessante. La scomparsa del Papa fu preceduta da quella di Vittorio Emanuele II che si spense al Quirinale il 9 gennaio. Nella stampa cattolica apparvero sul re scomunicato articoli sprezzanti e ingiuriosi che infastidirono persino gli ambienti moderati della Chiesa romana e il clero milanese. Si disse che il cardinale Manning, arcivesco vo di Westminster, avesse proibito ai parroci inglesi di accogliere il desiderio espresso dalla comunità italiana per una messa funebre in onore del re defunto. Quando il Papa si ammalò verso la fine di gennaio i rapporti fra il partito clericale e i movimenti anticlericali erano pessimi. E quando morì, il 7 febbraio, lo stesso Manning propose che il Conclave si tenesse a Malta. E’ in questo clima che cominciarono a circolare voci sulle rappresaglie di qualche gruppo massonico contro la salma papale. Ma tutto, alla fine, andò benissimo. Mentre gli " ultras " dei due partiti si insultavano e si minacciavano, i moderati dei due campi si misero d’accordo per evitare incidenti. Manfroni offrì un battaglione di fanteria per assicurare l’ordine pubblico nella basilica durante l’esposizione della salma, e i prelati del Vaticano accettarono. Non basta. Mentre l’Italia unita era ufficialmente laica e agli occhi della Chiesa blasfema, Manfroni accompagnò in pellegrinaggio attraverso la porta della sacrestia " dame di corte, segretari generali ed alti funzionari dei ministeri, senatori e deputati con le loro famiglie ", tutti a contatto di gomito con nobili papalini (l’aristocrazia nera), monsignori e prelati. Così è l’Italia, caro Morsani, un Paese in cui gli atti raramente corrispondono alle parole. Un ultimo particolare. Le persone che resero omaggio alla salma di Pio IX furono circa trecentomila. Pochi, se confrontati ai due milioni che sarebbero giunti a Roma per i funerali di Giovanni Paolo II. Molti per una città che nel 1870 aveva 200.000 abitanti. Moltissimi se si considerano i mezzi di trasporto nell’Italia di allora. Sergio Romano