Camillo Langone, "il Giornale" 1/2/2004, pagina 27., 1 febbraio 2004
Vittorio Sgarbi ritiene la dedica un «genere letterario»: «Io guardo in faccia la persona e dopo averla osservata attentamente scrivo qualcosa che abbia a che fare con la sua anima»
Vittorio Sgarbi ritiene la dedica un «genere letterario»: «Io guardo in faccia la persona e dopo averla osservata attentamente scrivo qualcosa che abbia a che fare con la sua anima». E’ convinto che «i libri degli autori che scrivono "con amicizia" andrebbero buttati nel cesso e tirata l’acqua» e quando una lettrice lo ispira particolarmente scrive il proprio numero di telefonino su una pagina bianca alla fine del libro «in modo che possa mostrare la dedica al marito senza problemi. (Due su tre chiamano)».