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 1970  settembre 12 Sabato calendario

Cuore di zia «Sì, sto lottando. La tutela mi spetta e mi batterò fino in fondo. Non lo faccio per i quattrini, per i quattrocento miliardi dei marchesi Casati, ma perché sono io l’unica parente prossima di Anna Maria, e mia nipote è la sola congiunta che ancora mi resti

Cuore di zia «Sì, sto lottando. La tutela mi spetta e mi batterò fino in fondo. Non lo faccio per i quattrini, per i quattrocento miliardi dei marchesi Casati, ma perché sono io l’unica parente prossima di Anna Maria, e mia nipote è la sola congiunta che ancora mi resti. Lo faccio perché mia sorella ed io eravamo una persona sola. (...) La ragazza ha 19 anni, si deve salvarla (...)». E singhiozza (...). «Non era una ballerinetta, mia sorella (...). Come stavo bene quando mia sorella era viva. Ci vedevamo ogni settimana: certamente non andavo in giro con l’utilitaria di adesso. Da quando è morta lei, soltanto dispiaceri. Lotte. Disillusioni. Schiaffi in faccia di ogni tipo». (...) «Anna Maria è una bambina che deve essere salvata, magari bisognerà trattenerla un pochino, usare qualche maniera un poco forte. Ma deve essere salvata». In nome di questi principii in cui crede, Emilia Izzo reclama per sé la tutela. «Quello lì», come chiama il senatore milanese Giorgio Bergamasco, capogruppo del Pli a palazzo Madama, per lei non c’entra nulla: «Guardi, fin quando c’è stata mia sorella, per casa non si era mai visto. Né mai sentito. (...) L’unica parente sono io, il giudice dovrà almeno sentirmi. E lo convincerò, ne sono sicura». (...) Si parla apertamente qui a Napoli, di un assegno di 35 milioni custodito nella cassaforte di Letizia Izzo e misteriosamente scomparso il giorno stesso della sua morte. (...) E si dice anche di un altro assegno di 250mila franchi svizzeri, che non sarebbe stato trovato nella stessa busta del testamento. (...) «La Fallarino me la presentò mia sorella: ”Conosci Anna, la mia più grande amica?”. Qualche mese dopo la mazzata (...). E chiese la separazione, e piangeva e si disperava sempre, ma mai davanti alla bambina che i giudici le avevano affidato». (...) opinione dei più che il senatore Bergamasco, indicato da Anna Maria come preferito, finirà per spuntarla. Ma Emilia Izzo e il suo legale non recedono: «Se oggi Anna Maria, recita l’ultima memoria inviata ai giudici, non pare ben disposta ad accettare la zia come tutrice è elementare ricercarne le cause in un aridismo sentimentale provocato dalla matrigna e dal padre che di questa era la vittima». Per questo si esprime la speranza che Anna Maria finalmente possa «tornare fiduciosa all’umile zia, che per lei ha sempre serbato un affetto inalterato e profondo». Un affetto inalterato e profondo? (...). «Anna Maria è uguale a sua madre, uguale a me, che certe cose non soltanto non le ho mai fatte in tre, ma nemmeno le facevo con la luce accesa». Intervista di Fabio Isman a Emilia Izzo Il Messaggero, 12 settembre 1970