The Times, 7 novembre 1919, 7 novembre 1919
Sir Frank Dyson, L’Astronomo Reale, ha descritto il lavoro delle due spedizioni, mandate rispettivamente a Sobral nel Nord del Brasile e all’Isola del Principe, a largo della costa africana dell’ovest
Sir Frank Dyson, L’Astronomo Reale, ha descritto il lavoro delle due spedizioni, mandate rispettivamente a Sobral nel Nord del Brasile e all’Isola del Principe, a largo della costa africana dell’ovest. In ciascuno di quei luoghi se il tempo fosse stato favorevole nel giorno dell’eclisse sarebbe stato possibile realizzare durante l’eclissi totale una serie di fotografie del sole oscurato e di un certo numero di stelle che si trovavano nelle immediate vicinanze del sole. L’obiettivo era di accertare se la luce proveniente da queste stelle, al passaggio del sole si sarebbe diretta verso di noi come se il sole non fosse stato lì o se ci sarebbe stata una deflessione dovuta alla sua presenza. In pratica lo scopo era quelle di accertarsi se un corpo celeste con una grande massa avrebbe potuto attrarre un raggio di luce, curvandolo e, se il caso fosse stato quest’ultimo, di misurare tale deflessione. Se la deflessione fosse avvenuta le stelle sarebbero apparse sulle lastre fotografiche ad una distanza misurabile rispetto alla loro posizione teorica. Egli spiegò nel dettaglio tutta l’attrezzatura che era stata utilizzata, le correzioni che erano state apportate per alcuni fattori di disturbo, e i metodi con cui era stata realizzato il confronto tra la posizione teorica e quella osservata direttamente. Egli spiegò agli astanti che i risultati erano decisivi e conclusivi. La deflessione era avvenuta e le misurazioni fatte mostravano che l’estensione della deflessione era in stretto accordo con quanto previsto da Einstein, al contrario se avessero concordato con la teoria di Newton il valore sarrebbe stato la metà di quanto osservato. È interessante ricordare che Sir Oliver Lodge, parlando alla Royal Institution lo scorso febbraio era giunto anche lui a fare alcune previsioni. Egli dubitava che la deflessione sarebbe stata osservata ma era fiducioso che se fosse avvenuto i dati avrebbero concordato con le osservazioni di Newton e non con quelle di Einstein. Il Dottor Crommelin e il Prof. Eddington, due degli osservatori delle spedizioni, si dissero d’accordo con l’Astronomo Reale e fecero un interessante rapporto del proprio lavoro confermando in tutto quanto già annunciato prima. Un annuncio straordinario Fino a questo punto la questione era chiara ma quando iniziò il dibattito fu evidente che l’interesse scientifico era incentrato sulle conseguenze teoriche dei risultati piuttosto che sui risultati stessi. Anche il Presidente della Royal Society nel dichiarare che ”aveva appena ascoltato uno degli annunci più rivoluzionari, se non il più rivoluzionario, della storia del pensiero umano”, ha dovuto ammettere che nessuno era ancora riuscito a esporre in un linguaggio chiaro in cosa consisteva realmente la Teoria di Einstein. Tuttavia fu reso noto che Einstein sulla base della sua teoria aveva fatto tre previsioni. La prima sul moto di Mercurio è stata verificata. La seconda sull’esistenza e sul grado della deflessione della luce nel passaggio nella sfera di influenza solare, è stata verificata in questa occasione. Sulla terza che dipende dalle osservazioni spettroscopiche c’è ancora incertezza. Ma è certo che la Teoria di Einstein debba essere affrontata e che le nostre concezioni sulla nascita dell’Universo debbano essere fondamentalmente modificate. A questo punto, Sir Oliver Lodge il cui contributo al dibattito era atteso molto fortemente lasciò la riunione. I relatori seguenti si congratularono con gli osservatori e furono concordi nell’accettare i loro risultati. Più di uno tuttavia, compreso il Prof. Newall di Cambridge esitò sul pieno significato delle deduzioni e suggerì che il fenomeno fosse dovuto ad una sconosciuta atmosfera solare più ampia di quanto si pensasse e con proprietà sconosciute. Nessun relatore riuscì a dare una chiara esposizione non matematica della questione teorica. LO SPAZIO CURVO Detto in generale potrebbe essere descritto come segue: i principi newtoniani dichiarano che lo spazio è invariabile, che, per esempio, i tre angoli del triangolo debbano essere uguali e sempre uguali a due angoli retti. Ma questi principi si basano sull’osservazione pratica che in effetti gli angoli di un triangolo equivalgono a due angoli retti e che un cerchio è circolare. Ma ci sono alcuni eventi fisici che sembrano gettare dubbi sull’universalità di queste osservazioni e suggeriscono che lo spazio possa acquisire una torsione o una curvatura in certe circostanze come per esempio, sotto l’influsso della gravitazione, una dislocazione leggera in sé e applicabile agli strumenti di misurazione così come alle cose misurate. La dottrina di Einstein dice che le caratteristiche dello spazio, finora ritenute assolute, dipendono dalle circostanze. Egli dedusse dalle sue teorie che in alcuni casi l’effettiva misurazione della luce mostrerebbe gli effetti della curvatura e che essi possono essere previsti e calcolati. Le sue previsioni in due di tre casi sono state in questa occasione verificate ma la questione resta aperta se le osservazioni provino la teoria su cui sono state formulate queste previsioni. The Times (7 novembre 1919)