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 1904  maggio 18 Mercoledì calendario

recensioni alla prima ’Un bel teatro è come la verità: pieno d’incanto per un lato, pieno per l’altro di pericoli

recensioni alla prima ’Un bel teatro è come la verità: pieno d’incanto per un lato, pieno per l’altro di pericoli. E questi ieri sera alla Scala si concretavano nell’attesa impaziente, nelle speranze eccessive, nelle ingenti pretese; mentre l’incanto sfavillava nelle toilettes superbe dei palchi mirabilmente affollati, nella ricca rappresentanza di artisti e letterati; noto fra gli altri i maestri Mascagni, Vidal di Madrid, Messager dell’Opera Comique, Orefice, Cilea, Jensen di Francoforte, tutti i critici dei principali giornali d’Italia; fra i letterati Butti, Traversa, Colautti, Giacosa e molti altri di cui ora mi sfugge il nome. E passo alla cronaca della serata. Atto primo. Alle ore 20,45 il teatro leggermente si oscura, un zittio lungamente ripercosso prepara il pubblico all’attenzione rispettosa del lavoro; e i violini attaccano vigorosamente, sotto la guida del Campanini, l’allegro fugato iniziale. Il sipario si leva scoprendo lo scenario suggestivo [...]. Si verifica quanto noteremo tra poco, cioè la freddezza degli ascoltatori, solo pronta a dileguare quando canto l’invito maliardo della passione. [...]. Il silenzio del pubblico, solo interrotto da qualche leggero bisbiglio, continua imperturbato; [...]. Ed eccoci finalmente al duetto d’amore; l’oasi ove il pubblico spera riposare dalle fatiche di una lunga traversata. [...] . Un ultimo scoppio dinamico delle sonorità strumentali e vocali guida alla perorazione finale. Il primo applauso scoppia non senza contrasti. Zittii violenti troncano ogni ulteriore entusiasmo. Il pubblico si riversa tumultuosamente nel foyer, discutendo e commentando insofferente e nervoso. Sono le ore 21,38. Secondo atto. [...]. Il pubblico comincia ad essere mal disposto [...], un tentativo di applauso abortisce completamente. [...] Intermezzo. [...] Non si sfaccetta impunemente, anche di fronte al mediocre intenditore un vetro, gabellandolo per un brillante. E l’uditore, il quale non trova adeguata la prolissità al valore, ricorda che l’astensione non può surrogare la mancanza di intensione - e al tentativo di applausi risponde con risa e zittii. Oramai un senso profondo di sfiducia, non sempre giustificato, pesa come cappa di piombo sull’intero teatro. Qualcuno invoca persino il suicidio finale di Butterfly come scongiura contro una peggiore catastrofe; e quando il ritorno minaccioso del tema del padre annuncia la fine della sciagurata, un senso di vero sollievo passa in tutti. [...]. Scende la tela. Una severità terribile spegne ogni applauso. Sono le 23,40. La Musica [...] L’insistenza monotona di quelle nenie giapponesi, unita all’insistenza enfatica tanto cara alla musa pucciniana, ne accresce forse anche il fascino, ma ne peggiora sempre l’artifizio. Così pure la ricerca dell’originalità, intesa a seguire il carattere di alcuni temi, accresce alla sua volta l’artificio armonico del nostro autore, già tanto artifizioso. [...]”. Luigi Alberto Villanis La Stampa, 18/5/1904