Varie, 3 aprile 2004
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RUSSO Giuni (Giuseppa Romeo) Palermo 10 settembre 1951, Milano 14 settembre 2004. Cantante • «La cantante che tutti ricordano per il grande successo di Un’estate al mare, scritta per lei nel 1982 da Franco Battiato, ma che […] era riuscita a farsi apprezzare anche tra gli appassionati di musica classica grazie alla sua voce dal timbro unico e dalla notevole potenza
RUSSO Giuni (Giuseppa Romeo) Palermo 10 settembre 1951, Milano 14 settembre 2004. Cantante • «La cantante che tutti ricordano per il grande successo di Un’estate al mare, scritta per lei nel 1982 da Franco Battiato, ma che […] era riuscita a farsi apprezzare anche tra gli appassionati di musica classica grazie alla sua voce dal timbro unico e dalla notevole potenza. […] Cresciuta in una famiglia devota alla musica classica, iniziò da giovanissima a coltivare il canto e a studiare composizione, raffinando precocemente il suo grande talento naturale. Il debutto risale al 1976, quando in duo con Maria Antonietta Sisini, che le è rimasta vicino fino alla fine, incise l’album Love is woman, un disco che mischiava sonorità sperimentali e atmosfere jazzistiche. Ma fu solo Un’estate al mare a garantirle un successo da classifica che per molti anni l’ha trasformata in una beniamina della musica leggera italiana. Subito dopo, Giuni Russo pubblicò l’album Energie, scritto insieme a Franco Battiato, con cui iniziò un percorso di ricerca verso una musica più impegnata rispetto a quell’exploit pop. E gli album successivi, da Vox dell’83 ad Album dell’87 rivelano un’artista alla continua ricerca di nuove sfide, capace di fondere la melodia (Good good bye, Sere d’agosto, Limonata cha cha, Mediterranea, Alghero, Adrenalina) con uno sperimentalismo vocale e strumentale ardito nel panorama della nostra musica ”leggera”. Il suo istinto l’ha portata ad avventurarsi spesso in repertori trasversali: nell’88 con l’album A casa di Ida Rubinstein ha affrontato con personalità arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi, e la sua naturale vocazione alla sperimentazione l’hanno avvicinata nel ”92 alla word-music con Amala. [.,..] i molti problemi avuti con l’industria del disco a causa delle sue proposte sperimentali: ”Non hanno mai accettato l’idea che io potessi proporre qualcosa di diverso da Un’estate al mare. Volevano che ripetessi quel successo e per questo mi hanno costretta al silenzio”» (Carlo Moretti, ”la Repubblica” 15/9/2004). «Era fra le interpreti più dotate. Era una voce capace di raggiungere le vette che appartennero alla leggendaria andina Yima Sumac. In una ideale scuderia di stelle virtuose ed eclettiche, qualunque discografico avrebbe dovuto sognare di esibire, soprattutto in questi tempi di fusion, un’artista come Giuni Russo. In realtà, l’eccezionale vocalità e la duttilità espressiva della grande artista […] hanno finito per diventare una sorta di prigione. In questo mondo distratto che sempre più difficilmente sa apprezzare il talento, abituato da decenni a preferire la plastica […] In realtà, da anni ormai, altri percorsi aveva scelto […] Percorsi di sperimentazione, sul filo di una coerenza che l’aveva anche vista scendere in campo come autrice, spesso al fianco della compagna di sempre Maria Antonietta Sisini: ”Quando vuoi cambiare strada e il terreno ti si brucia intorno, si tende a far morire l’artista. Ma sono una prigioniera che urla, io. Non mi possono tenere dietro le grate. La discografia preferisce sempre più le canzonette; Dio mi ha dato un talento, più volte ho cercato di dire ”Non canto più’, invece è come portare avanti un dono di Dio”, disse nel ”98 all’uscita del misticheggiante cd Voce prigioniera, cantando Battiato e Bellini, Donizetti e Camisasca. Si era, allora, al termine di uno dei tanti estenuanti percorsi per poter dare alla luce uno dei suoi ormai rari dischi. Quasi ossessionata da quella che avvertiva come una sorta di persecuzione del ricordo di successi più facili e immediati, Giuni combatteva da anni una battaglia tenace per rimanere invece nel solco più rigoroso che si era scelta. Bisogna purtroppo dire che ha dovuto combattere quella battaglia con le sole proprie forze […] aveva precocemente studiato canto e composizione. La sua prima esibizione professionale è del 1967, quando vince a 14 anni il Festival di Castrocaro. Nel 1975 incide un album intitolato Love is a Woman, oggi assai ricercato dai collezionisti; raffinatissimo si rivelerà poi Energie, disco del 1981 ancora oggi non disponibile in cd (c’è da scommettere che lo sarà). Poi, il grande successo popolare di Un’estate al mare e i successivi brani Vox, Mediterranea, Alghero (anche questa molto popolare, faceva: ”Voglio andare ad Alghero/In compagnia di uno straniero”). Altro album originale e assai interessante si rivelerà, nell’88, A casa di Ida Rubinstein», dove interpreta romanze e arie di Bellini, Donizetti e Verdi. Su questa scia insisterà, fra le resistenze della discografia, a registrare […]» (Marinella Venegoni, ”La Stampa” 15/9/2004). «L’outsider della musica italiana, che con la sua voce potente era capace di passare dal successo di classifica alla sperimentazione più sofisticata. […] sempre a cavallo fra pop, musica colta e jazz. Era una delle cantanti preferite da Franco Battiato, che l’ha sempre aiutata e sostenuta. […] Si fece conoscere nel ”67 vincendo il Festival di Castrocaro, ma i discografici diffidavano delle sue doti: brava - dicevano - ma lontana dai canoni estetici che secondo loro erano indispensabili per sfondare. Così lei si ”rifugiò” nel jazz e nel 1975 pubblicò un album (oggi molto ricercato dai collezionisti) intitolato Love Is a Woman in cui spiccava il singolo Milk of Paradise. La vera svolta arrivò solo cinque anni dopo, dall’incontro con Franco Battiato che l’aiutò a pubblicare (1981) un album raffinatissimo intitolato Energie; vi parteciparono Giusto Pio e Alberto Radius e il brano che meglio valorizzava le doti di Giuni era intitolato Una vipera sarò. I suoi gorgheggi, i suoi virtuosismi colpirono la critica, ma non furono ancora sufficienti a farla apprezzare dal grande pubblico. Il successo popolare era però solo dietro l’angolo; l’anno successivo infatti Giuni Russo lanciò un vero tormentone da hit parade: Un’estate al mare, brano disimpegnato il cui crescendo, in acuto (ombrelloni, oni-oni) ricordano tutti ancora oggi. Ma Giuni Russo era sempre alla ricerca di una musica meno convenzionale e più virtuosa. Le successive incisioni, fra cui Vox (1983), Mediterranea (’84), Giuni (’86)e Album (’87) confermarono un’artista in continuo divenire, molto versatile e rigorosa, capace però di comunicare anche col grande pubblico con successi quali Good good bye, Sere dagosto, Limonata cha cha, Mediterranea, Alghero, senza rinunciare a uno sperimentalismo vocale e strumentale del tutto anomalo nel panorama italiano. Le chiedevano sempre canzoni ”effimere”, ma lei si annoiava, finendo spesso per litigare con discografici e impresari. Nell’88 arrivò una svolta ancora più colta con l’album A casa di Ida Rubinstein, in cui Giuni eseguiva, con piglio sperimentale, arie e romanze liriche di Bellini, Donizetti e Verdi, confermando la naturale vocazione alle contaminazioni musicali d’avanguardia. Negli anni seguenti esplorò altri territori musicali: dalla world music arabeggiante di Amala (’92) al cabaret petroliniano di Se fossi più simpatica sarei meno antipatica (’94). Intanto Giuni Russo collaborava con scrittori e poeti, studiava antichi testi sacri, componeva nuove canzoni, cantava versi di Borges (a fianco di Giorgio Albertazzi nello spettacolo di musica e poesia contemporanea Verba Tango, nel 1997). Nel 2003, quando i segni del male sono già evidenti, Giuni Russo partecipa al Festival di Sanremo con Morirò d’amore, scritto con la fedele e inseparabile compagna d’arte e di vita Maria Antonietta Sisini: una sorta di commovente romanza-lied con arrangiamenti di Franco Battiato e Roberto Colombo. Giuni Russo aveva un carattere difficile e spigoloso, spesso a disagio in uno star system che premiava più le curve e il look del talento. Ma aveva tenuto duro fino all’ultimo. Sapeva da tempo che la fine era vicina e voleva assicurare un futuro stabile alla sua amica Maria Antonietta. Così cercava di far cantare a Pavarotti una canzone ricca d’enfasi scritta per lui. Ma non ha fatto in tempo a vedere realizzato questo sogno. […] Uno dei suoi ultimi exploit è stato al Festival del Cinema muto di Pordenone il 18 ottobre 2003, dove creò in diretta durante la proiezione una colonna sonora per il film di Roberto Leone Roberti, padre del grande regista Sergio Leone, ”Napoli che canta”» (Mario Luzzatto Fegiz, ”Corriere della Sera» 15/9/2004).