Fonti varie, 16 febbraio 2004
Anno I - Quinta settimanaCiclismo. Sabato pomeriggio, verso le cinque, è morto Marco Pantani, 34 anni, da Cesenatico, gran campione di ciclismo
Anno I - Quinta settimana
Ciclismo. Sabato pomeriggio, verso le cinque, è morto Marco Pantani, 34 anni, da Cesenatico, gran campione di ciclismo. Gli inservienti dell’hotel Le Rose di Rimini lo hanno trovato verso le nove di sera, riverso, il petto nudo. Sul comodino, flaconi di tranquillanti. Non si può ancora dire, mentre scriviamo, che sia suicidio. La causa vera della morte va però cercata nella chimica, cioè negli intrugli che dovette iniettarsi durante la carriera. Scoperto e squalificato nel ’99 quand’era in testa al Giro d’Italia e mancavano solo tre tappe alla fine, passò il tempo restante della sua vita a gridare (parlando o isolandosi) contro gli uomini che in un mondo di appestati avevano punito lui solo. Corse infine il Giro del 2003, otto mesi fa, arrivando quattordicesimo. A quel tempo era ancora sui cinquanta chili. Il suo cadavere, l’altro giorno, ne pesava ottanta.
Calcio. Sette procure e una commissione parlamentare indagano sul mondo del calcio per appurare fondi neri, distrazioni, falsi, evasioni delle società. C’è anche la questione del commissario europeo Monti, assai perplesso su un provvedimento del governo che aiuta le squadre a spalmare le perdite in dieci anni: provvedimento che forse non sarà accettato. Poi l’Uefa (l’organismo che presiede le importanti coppe europee) vuole che i conti di chi partecipa siano a posto e ben poche squadre italiane sono in regola: dunque l’anno prossimo alcune delle nostre potrebbero non essere ammesse, con ulteriore grave danno economico. Infine la tributaria del Lazio ha messo sotto inchiesta la Gea, una società che compra e vende calciatori. Questa rischia di essere l’indagine più scottante. Nella Gea stanno il figlio di Moggi, la figlia di Geronzi, il figlio di Carraro, la figlia di Tanzi, il figlio di Cragnotti.
Cragnotti. Sergio Cragnotti, che fu padrone della Cirio e della Lazio, è stato arrestato mercoledì 11 febbraio nella sua villa di Montepulciano. La Cirio, come tutti sanno, è saltata per aria azzerando i risparmi di 30 mila persone che ci avevano investito i loro soldi. Questo però accadeva un anno e mezzo fa e già allora le responsabilità di Cragnotti sembravano chiare. Come mai l’arresto arriva adesso? Ecco qualcosa che non si riesce a capire. Per arrestare qualcuno prima della sentenza bisogna che costui possa fuggire o inquinare le prove o essere in grado di ripetere il reato. Nel caso di Cragnotti, che non ha più l’azienda e non si è mai mosso dall’Italia (dichiarando anzi ai giornali che aspettava i carabinieri a piè fermo), nessuno dei tre pericoli sembrava sussistere. Oltre tutto è stato fotografato e ripreso dalle tv mentre lo ammanettavano, cosa che a molti ha ricordato gli aspetti più odiosi dell’era di Tangentopoli.
Tanzi. Un centinaio di milioni di Tanzi (duecento miliardi di lire) stavano in Svizzera, intestati a un avvocato. Più o meno lo si sapeva, ma la settimana scorsa la notizia è diventata certa. Di poca importanza appaiono invece i rivoli di denaro corsi da Parmalat verso i politici: rispetto all’entità del crac, le cifre sono esigue (quattro miliardi di lire l’anno) e sembrano erogate a termini di legge. Il rumore sui politici ha l’aria di voler nascondere il vero centro di potere coinvolto, che è quello delle banche. I verbali dell’interrogatorio di Tonna e quanto risulta dalle indagini della Procura di Monza mostrano la forza spaventosa di queste banche, capaci di spingere sempre più Tanzi nel buio della rovina pur di salvar se stesse. Le banche sotto accusa smentiscono disperatamente ogni giorno.
Casa Bianca. In America Bush è attaccato perché non avrebbe fatto il servizio militare e il suo prossimo rivale Kerry per aver avuto una storia con una giovane Alex Polier, adesso irreperibile perché in Africa. I sondaggi continuano a dire che vincerà Kerry.
Palazzo Chigi. Il centro sinistra andrà alle elezioni europee con una lista unica (Ds, Margherita, Socialisti, Repubblicani) affiancata però dalle solite frange: Mastella, Di Pietro-Occhetto, Rifondazione, eccetera. Questa lista ha la sponsorizzazione di Prodi, che però non si candida, perché fino al 31 ottobre deve fare il presidente della Commissione in Europa. Berlusconi si dice sicuro di vincere adesso e sempre. Però i sondaggi lo danno in forte ribasso. Il premier non ha deciso ancora, mentre scriviamo, se presentarsi candidato o no. Tuttavia, se pure si candidasse e fosse eletto, subito dovrebbe dimettersi perché è vietato essere allo stesso tempo parlamentari italiani ed europei.