Guido Romeo, Macchina del Tempo, marzo 2004 (n.3), 7 febbraio 2004
Gli uomini moderni si comportano come spinarelli, pesci che, incapaci di decidere se fuggire o combattere, nascondono la testa sotto la sabbia
Gli uomini moderni si comportano come spinarelli, pesci che, incapaci di decidere se fuggire o combattere, nascondono la testa sotto la sabbia. questa la tesi di Zygmunt Bauman, uno dei più autorevoli sociologi contemporanei che nel suo ”La società sotto assedio” (Laterza, 294 pp, 16 euro; traduzione di Sergio Minucci), descrive un uomo che, più che navigatore, è naufrago nella società globale. Per Bauman saremmo infatti sempre più spettatori di ciò che accade e, avendo abbandonato la politica come luogo di decisione condivisa, ne accetteremmo passivamente una fatta da pochi a favore di un’élite tecnico-economica. Vivremmo in una società sotto assedio poiché lo stato nazionale non solo sarebbe morto e avrebbe rinunciato alla propria sovranità di fronte alla globalizzazione, ma avrebbe accettato questo esproprio. Come uscirne? Rispondendo alla globalizzazione con un salto di qualità in grado di creare un’agorà globale che generi una polis capace di coinvolgere tutta l’arena politica mondiale.