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 2003  maggio 11 Domenica calendario

Quando sua madre era morta (La Pira) aveva confortato i suoi fratelli con una fermezza che li aveva disorientati

Quando sua madre era morta (La Pira) aveva confortato i suoi fratelli con una fermezza che li aveva disorientati. La frase ”passare a miglior vita”, che nei più è diventata un eufemismo, riacquistava in lui un significato potente. Non aveva pianto e neanche condiviso il dolore dei suoi familiari, tanto era forte in lui la convinzione che sua madre viveva la vita eterna. La conversazione di La Pira aveva una presa insolita. Le sue frasi, pronunciate con una rapidità comunicativa quanto essenziale, erano accompagnate da una mimica vivace, da una gestualità che sottolineava la presenza del corpo, centrale nel Cristianesimo. A volte questa gestualità assumeva connotazioni provocatorie e paradossali, di cui aveva collaudato l’efficacia e controllava gli effetti. Gli era preziosa per aprire un varco nelle resistenze dei suoi interlocutori, spiazzandoli con diversioni comiche, con quelle irruzioni del riso che hanno sempre insospettito i razionalisti e gli ortodossi. In quella conferenza ricordo che a un certo punto aveva nominato il santo del giorno nel calendario liturgico. E ne aveva tratteggiato l’aspetto fisico con una coloritura irresistibile. Poi si era rivolto a un alto prelato che ascoltava, divertito e perplesso, in prima fila, e l’aveva informato, con una sicurezza ammiccante, che il santo era presente tra di loro. Indicava una sedia vuota e il posto che occupava invisibile. E rivelava, nel suo istrionismo complice, una tale adesione da suscitare una attesa, tra fiduciosa e incerta, negli sguardi dei suoi ascoltatori, compreso il vescovo. Non era una seduta spiritica né una convocazione di fantasmi: pericoli esorcizzati dallo spirito comico che animava la regia di quell’intermezzo improvvisato. C’era quella perfetta letizia francescana che incontriamo nella spiritualità medioevale e quasi mai nella vita. E anche se il santo non aveva materializzato la sua presenza, si avvertiva nella sala una presenza che soggiogava: quella di una fede che irradiava energia e luce.