Paolo Mieli, Corriere della Sera 18/7/2003, 18 luglio 2003
"Da fautore del sistema maggioritario mi rifiuto di riconoscere come fonte battesimale la legge che disciplinò le elezioni del 1953
"Da fautore del sistema maggioritario mi rifiuto di riconoscere come fonte battesimale la legge che disciplinò le elezioni del 1953. Il maggioritario mi sta bene se regola la competizione tra due contendenti trasformando la maggioranza relativa dei voti del vincitore in maggioranza assoluta dei seggi. Mi fa orrore, invece, se offre un premio di sovrarappresentanza all’ unica coalizione (o partito) che è in grado di vincere le elezioni. Tra l’ altro - particolare sgradevole del caso in questione - nel 1953 cadevano i trent’ anni dall’ imposizione di una modifica del sistema elettorale, la legge Acerbo, assai simile a quella voluta nel ’ 52 da Alcide De Gasperi (in tutte e due il premiato otteneva il 65 per cento dei parlamentari). Quella legge Acerbo che aveva definitivamente spalancato le porte a Benito Mussolini nelle elezioni del 1924. La coincidenza tra gli accadimenti del 1923 e quelli del 1953 non passò inosservata. Ecco dagli atti parlamentari il resoconto di uno scontro del 10 marzo 1953 a Palazzo Madama tra il senatore Salvatore Italia che parlava per conto dei sostenitori della "legge truffa" e il comunista Egisto Cappellini avversario della legge che, assieme a Luigi Castagno, interveniva dai banchi dell’ opposizione. Italia: "La legge Acerbo proviene da un partito che è minoranza del Paese, perché nessuno può contestare che in quel momento il fascismo era minoranza e che, attraverso l’ abilità di un meccanismo legislativo, si fa tramutare in maggioranza... L’ altra - la legge truffa, ndr - proviene da un partito che è maggioranza (Dalla sinistra si grida: non è vero!) e che regala qualche posto per rafforzare la democrazia italiana (Approvazioni al centro; vivaci interruzioni dalla sinistra; ripetuti richiami all’ ordine del Presidente)". Cappellini: "Avete fatto questa legge perché avete perduto la maggioranza...". Castagno: "Leggete le statistiche, è proprio perché sapete che siete minoranza che volete la legge". Inutile girarci intorno: avevano ragione Cappellini e Castagno, aveva torto il senatore Italia. Tra l’ altro, va ricordato che per un’ altra strana coincidenza storica Salvatore Italia, poco tempo prima di quel dibattito, era stato rappresentante della pubblica accusa dinanzi all’ Alta Corte di Giustizia contro Giacomo Acerbo imputato proprio per quel suo marchingegno elettorale del 1923. Italia pretendeva addirittura che Acerbo fosse condannato a morte. Ma la Corte, saggiamente, respinse quella terribile richiesta" (Risposta di Paolo Mieli a un lettore).