Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  febbraio 19 Giovedì calendario

MORABITO

MORABITO Giuseppe Casalinuovo (Reggio Calabria) 15 agosto 1934. Mafioso (’ndrangheta). Arrestato il 18 febbraio 2004 dopo una latitanza di 12 anni. «Il latitante che trafficava in droga, gestiva potere ma amava la montagna. L’Aspromonte ce l’aveva nel cuore. Dell’Aspromonte conosceva i misteri e, solo quando le maglie della legge si allentavano un po’, calava ad Africo sul mare, dove aveva casa ma non si sentiva a casa, lui ch’era nato ad Africo di montagna, quaranta chilometri più su, prima che l’alluvione se lo portasse via. [...] il ”Peppe Tiradritto” delle tante inchieste sui clan della Locride, una vita turbolenta tra famiglia, carcere, malaffare e latitanza attiva a fruttuosa, l’hanno catturato dopo 12 anni di ricerche e blitz a vuoto. [...] Considerato uno dei capi storici della mafia calabrese, anni fa diffidò il capo della Polizia Vincenzo Parisi a indagare su di lui. Boss astuto, legato a Totò Riina, con le mani in pasta negli appalti e forti collusioni con l’economia e la politica, da latitante è stato un uomo capace di trattare con le mafie internazionali e, tramite uomini fidati, controllare anche un’istituzione come l’Università di Messina dove gestiva voti di studenti e affari per miliardi di vecchie lire. La sua ”carriera” è iniziata negli anni Cinquanta, come uomo di rispetto del clan Morabito-Bruzzaniti-Palamara. Dopo diverse denunce per vari reati, nel 1967 fu coinvolto nella strage del mercato di Locri (tre boss uccisi). Accusato di essere il mandante, finì prima in carcere e poi fu assolto. Iniziò allora la scalata nella ’ndrangheta. Il suo è stato un crescendo: fu accusato di omicidio, di traffico di droga, banconote e opere d’arte, di riciclaggio di denaro frutto di sequestri di persona; poi il grande salto, i rapporti con i narcotrafficanti sudamericani» (Pantaleone Sergi, ”la Repubblica” 19/2/2004). «Correva l’anno 1952, Africo vecchio era stata appena distrutta dall’alluvione e Morabito Giuseppe fu Domenico venne denunciato per occupazione arbitraria di baracche, danneggiamento e, poi, porto abusivo di coltello e pistole, tentata violenza privata, lesioni personali. Inizio di tutto rispetto per un ragazzo di appena diciotto anni. Sulla soglia dei venti un pretore lo condannò a cinque mesi di carcere, ma la denuncia che segna l’ingresso nell’onorata società arrivò nel 1965, a opera dei carabinieri: ”Intimidazione mafiosa”, oltre alla detenzione di armi. Poi l’accusa per la strage di Locri e, quattro anni più tardi, l’assoluzione: il capo adesso poteva comandare davvero. Nelle vicende per il triplice omicidio del ’67 era stata coinvolta anche la mafia siciliana. E nelle carte accumulate dagli investigatori in tanti anni di indagini c’è la traccia dell’ospitalità offerta al capo di Cosa Nostra Totò Riina, con il boss corleonese che arrivava ad Africo e se ne andava - in beata latitanza - vestito da prete. Sempre ad Africo, era stato segnalato negli anni Settanta Luciano Liggio e, in quella stazione dei carabinieri, si consegnò nel 1983 l’altro mafioso Antonino Salomone: ulteriori indizi dei contatti con Cosa Nostra cresciuti insieme al traffico di armi e droga, il vero business della ’ ndrangheta oltre ai sequestri di persona. Il denaro guadagnato veniva riciclato e reinvestito in Italia e all’estero, e Milano divenne una delle piazze in cui il clan di Peppe Tiradritto ha lavorato di più. Nella scorsa legislatura il pm Laura Barbaini spiegò alla Commissione parlamentare antimafia quel che stava accadendo: ”La forza del gruppo Morabito- Palamara- Bruzzaniti proveniente da Africo, che noi riteniamo particolarmente forte da un punto di vista economico a seguito del trasferimento non già nell’hinterland ma proprio nel centro di Milano, non si esprime con pratiche estorsive nei confronti del singolo cittadino o dell’imprenditore, ma principalmente nei confronti di altri gruppi criminali... Abbiamo verificato una coincidenza tra i canali di riciclaggio del denaro proveniente dalle attività di questo gruppo mafioso e di gruppi a esso collegati e i canali già utilizzati per riciclare il denaro pagato per tangenti”. In Svizzera, per esempio, svelò il magistrato. Ma, mentre Morabito gestiva i patrimoni al Nord, dalle sue parti si occupava di sedare faide violente e sanguinose, come quella di Rogudi, in provincia di Reggio, che cessò grazie all’intervento di Tiradritto. L’hanno svelato le microspie, che hanno anche registrato i discorsi di suo nipote Leo Zappia al quale un altro pluripregiudicato diceva, a proposito di arrivi che secondo gli inquirenti erano di armi e droga: ”Non ci sono problemi, noi possiamo scaricare dove vogliamo... Me ne vado in Jugoslavia e porto un paio di chili...”. Un capo è capo anche se riesce a farsi rispettare dall’avversario e questo tentò di fare Morabito nel 1989, quando spedì un ufficiale giudiziario al Tribunale di Locri, dove si trovava in visita l’allora capo della polizia Parisi, facendo notificare al prefetto una diffida a proseguire con le misure di prevenzione a suo carico, lui che si definiva onesto imprenditore ”totalmente estraneo a ogni vicenda criminosa”. Ovviamente non si fermò nulla, anzi arrivarono nuove accuse e poi le dichiarazioni dei pochi pentiti di ’ ndrangheta che l’hanno descritto come il vero capo della mafia calabrese. Dal 1992, con i mandati di cattura per le prime condanne definitive, cominciò la latitanza ufficiale di Tiradritto arrivata fino al casolare di Cardeto, dove è stato arrestato in compagnia di un complice e di una pistola che non ha avuto il tempo di usare; o forse nemmeno di pensare se usarla o meno [...]» (Giovanni Bianconi, ”Corriere della Sera” 19/2/2004).