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 2004  febbraio 16 Lunedì calendario

TROVAJOLI

TROVAJOLI Armando Roma 2 settembre 1917. Compositore • «Mi ricordo benissimo che quando accettai di scrivere le musiche di Rugantino feci delle ricerche in biblioteca e negli archivi per confrontarmi con una tradizione esistente e finii con lo scoprire che no, non c´era, un filone romano che fosse il corrispondente della canzone napoletana. Unica eccezione, quella assai poco musicale degli stornelli. [...] Forse perché Roma è stata per tanto tempo nello Stato pontificio e il popolo doveva cantare solo le litanie sennò magari qualche papa gli faceva tagliare la testa! [...] Io non so scrivere una canzone isolata; per me la canzone fa parte di un contesto... insomma, di una commedia musicale. [...] Quanto lo devo avere amato, il jazz! Mi ricordo ancora che ho sentito il primo disco di Duke Ellington (per la cronaca era Sophisticated Ladies). Cosa succedeva? Cos´era successo? Si erano aperte le cataratte! E lì mi sono detto, immodestamente, ecco cosa voglio fare! E poi ho incominciato ad ascoltare Teddy Wilson e Earl Fata Hines... [...] Il jazz, ci si nasce o no. Non si impara e non si insegna, è un linguaggio a parte. Tenendo presente, che poi dietro la porta c´è sempre Johann Sebastian Bach. Il jazz è soprattutto libertà. Il fatto di partire sempre da un´improvvisazione ti dà una meravigliosa sensazione di onnipotenza e, ripeto, di libertà. Per me, che venivo da studi classici di violino, pianoforte, composizione, è stata la grande scoperta: la mia immaginazione si liberava e si sviluppava in differenti sequenze [...] Gershwin? Ci si sbatte il muso sulla strada del jazz. La sua musica è improvvisazione (per carità, in partenza, poi è creata e sorvegliatissima). Ma provate a inventare un tema così apparentemente semplice come quello dell´Americano a Parigi! (Lo accenna) Gershwin è un altro monumento della musica contemporanea. L´ho suonato in concerto, e, tanti anni fa ho fatto un disco con tutte le più celebri canzoni di Gershwin e i miei arrangiamenti e suonando io il pianoforte [...]» (Alvise Sapori, ”la Repubblica” 15/2/2004).