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 2004  febbraio 16 Lunedì calendario

ROSSI Delio

ROSSI Delio Rimini 26 gennaio 1960. Allenatore. Dall’11ª giornata del campionato 2011/2012 alla Fiorentina. Dal 2005/2006 al 2008/2009 alla Lazio, vinse la coppa Italia e la Supercoppa del 2009. In serie A ha allenato anche Salernitana, Lecce, Atalanta, Palermo (dalla 14ª giornata del campionato 2009/2010 alla fine del campionato 2010/2011 - dalla 27ª alla 31ª era stato temporaneamente sostituito da Serse Cosmi) • «Tra vent’anni a Roma si parlerà di un derby vinto 3-0 dalla Lazio e di un tuffo del suo allenatore nelle acque gelide del Fontanone. È già storia […] un uomo dai mille contrasti. Apparentemente misurato, ma pieno in realtà di eccessi e adrenalina. Capaci di scodellare un derby così, stravinto con una squadra inferiore, “sulla carta la Roma è nettamente più forte di noi” spiega il giorno dopo, “ma i miei attaccanti sono stati bravi a bloccare la coppia centrale De Rossi-Pizarro, il motore della Roma”. Freddo studioso della scienza del calcio, ultrà esagitato quando si tratta di governare le emozioni del derby. [...] Da Zeman al Fontanone, da Delio Rossi a Delio Rossi. Il capitano del Foggia allenato dal boemo (“Ero un jolly, facevo male un po’ tutto”). Il tecnico che ha fatto il salto di qualità. Liberandosi dal suo passato, zemaniano appunto, integralista come lui non è da tempo, adattando il modulo alle esigenze fino ad arrivare al 4-3-1-2 con Mauri dietro le punte, e il rombo a centrocampo, “così arriviamo più facilmente in area” spiega Ledesma, fortemente voluto da Rossi e difeso contro ogni critica fino al superbo derby [...] Tutto il resto fa parte del suo patrimonio, il mito dell’Olanda di Cruyff, la zona, il pressing (asfissiante contro la Roma), ma “non sono il discendente di Zeman” ha tenuto a precisare. Chiaro: il suo maestro non sarebbe mai riuscito a far diventare la coppia Cribari-Siviglia la meno battuta del campionato. Quando ha lasciato Bergamo gli hanno dedicato lo striscione “Santo subito” nonostante non fosse riuscito a salvare l’Atalanta. A Roma è arrivato con uno stipendio da provinciale: “Qui pagano poco, ma hanno il pregio di essere puntuali”. Ha rinnovato il contratto a 500 mila euro per tre anni il 9 marzo 2006. Pochi giorni dopo il famoso derby sul quale rimugina ancora. Ma sarebbe stata proprio la voglia di rivincita a farlo rimanere. Oppure, sostengono alcuni, la paura del trasloco. Insieme a Delio Rossi, la moglie Maria Rosaria (incontrata a Foggia nello studio di un fisioterapista), i figli Greta (studentessa alla Bocconi), Dario (studente di scienze motorie) e alla piccola Giulia di otto anni, viaggia un immenso archivio nato ai tempi in cui allenava il Torremaggiore. Libri, video, dvd, quadernoni che compongono faldoni annuali e riempiono un’intera sala nell’appartamento di 130 metri quadrati all’Olgiata. A Formello passa dodici ore al giorno, col suo vice Fedele Limone e il preparatore Valter Vio. Schivo, riflessivo: quasi un cattedratico. Pronto a trasformarsi in uno sciamano appena una partita si mette bene, innescando una serie di riti e pratiche da ripetere all´infinito. Come certi esercizi in allenamento, o la cena nella Casa Famiglia di suor Paola, alla quale aveva promesso il tuffo nel Fontanone. È stato di parola: quelli come lui, Roma se li ricorda in eterno» (Giulio Cardone, Mattia Chiusano, “la Repubblica” 12/12/2006) • «[...] Non sentirà più due tormentoni che gradiva poco: di essere un figlio di Zdenek Zeman e di essere un comunista. Dominare un derby per 3-0, tanto più mettendo tatticamente nel sacco Luciano Spalletti, a Roma può cambiare la vita. Sulla mancata discendenza da Zeman non ci sono più dubbi: il boemo ha sempre giocato con il 4-3-3, il romagnolo l’ha sostituito spesso con il 4-4-2 e, domenica notte, addirittura con l’“albero di Natale”, il modulo 4-3-2-1, con Pandev e Mauri dietro l’unica punta Rocchi, che è stata una delle armi vincenti. La vera somiglianza, semmai, è nella fede nella preparazione atletica. Zeman l’ha sempre decisa da solo a inizio stagione e Rossi, diplomato Isef, pure. Anche sul comunista (“da prendere per il collo”, perché amico del presidente Claudio Lotito e nemico di Paolo Di Canio, come si può leggere nelle intercettazioni che hanno portato agli ordini di arresto per Giorgio Chinaglia e altre nove persone, tra cui quattro capi ultrà della Lazio) si può tirare una croce sopra. Come riportato dal Corriere dello Sport, Delio Rossi ha dedicato la vittoria nel derby “ai giocatori che soffro a mandare in tribuna, ai tifosi, a quei ragazzi che si trovano in carcere a Regina Coeli”. [...] Ora che è diventato un idolo dei laziali, compreso il tuffo con buono stile nel Fontanone del Gianicolo, in costume da bagno blu e con un accappatoio celeste ad aspettarlo, il paragone con Tommaso Maestrelli resta pesante ma non è più blasfemo: “E infatti, io, questo legame lo sento come una grande responsabilità. Sarebbe bello che anche questa Lazio avesse lo stesso spirito di quella di Maestrelli o che almeno ci si avvicinasse”. [...] Vive all’Olgiata — zona verde e comoda per raggiungere il centro sportivo di Formello, senza restare imbottigliato nel traffico — e va poco in centro (“troppe multe”) anche se la vista dei Fori Imperiali lo commuove. Ha moglie (Maria Rosaria), tre figli (Dario e Giulia “romani”, Greta studia Economia e commercio a Milano), una passione per la pesca, qualche lettura che a Roma conta (l’ultimo libro del sindaco Walter Veltroni) e qualche film per accantonare per un paio d’ore il chiodo fisso del calcio (Il codice da Vinci visto poco prima del derby). [...]» (l. v., “Corriere della Sera” 12/12/2006) • «“Non sono più l’allenatore integralista, che alla guida del Genoa sbatteva la testa contro il 4-3-3. Mi piace svolgere un ruolo di manager aggiunto, per realizzare una politica aziendale che, mai come ora, è necessario perseguire per la sopravvivenza del calcio in provincia. Già quando guidavo la Primavera del Foggia e puntavo su 3-5-2 e 4-4-2 e con i dilettanti del Torremaggiore che schieravo a uomo, ero curioso di imparare schemi diversi dal 4-3-3 che conoscevo bene per aver frequentato la scuola di Zeman”. Dice Zeman ma subito s’avvicina a Sacchi. Passa un attimo e tira in ballo anche Marchioro e G. B. Fabbri. “Mi è stata appiccicata l’etichetta di zemaniano, perché Zeman è stato l’allenatore che mi conquistò, quand’ero ancora calciatore e poi tecnico nel vivaio del Foggia. Il 4-3-3 sarà sempre il mio modulo preferito, perché lo conosco meglio. Nel Lecce riprendo da Zeman certi movimenti in attacco: ’palla avanti, palla dietro, palla dentro’. Soprattutto con il tridente solo Zeman propone certi ’tagli’. Nel mio calcio, tuttavia, vorrei tanto che ci fosse un po’ del Sacchi- pensiero: per l’organizzazione difensiva Arrigo non ha rivali, i suoi successi poggiavano sulla solidità del reparto arretrato. E non dimentico la modernità di Marchioro, un mix tra Zeman e Sacchi, e la capacità di G. B. Fabbri nel tenere il gruppo, cancellando ogni tensione”. [...] Rossi sarebbe potuto essere un insegnante di educazione fisica, come la moglie Maria Rosaria Palmieri, che si trovò a interrogare il futuro marito Delio in un esame all’Isef di Foggia. “Lei era assistente di ’correttiva’ e fu clemente durante l’esame — ricorda il tecnico — . Presi 30, non me l’aspettavo, perché in quel periodo io e lei, già fidanzati, avevamo litigato”» (“La Gazzetta dello Sport” 14/2/2004).