Antonio Armano,Fabio Sclosa , Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 14 febbraio 2004
Il più antico testo riguardante i vampiri è una tavoletta babilonese conservata al British Museum che descrive una formula magica per proteggersi dai demoni notturni succhiatori di sangue, gli Etimmé
Il più antico testo riguardante i vampiri è una tavoletta babilonese conservata al British Museum che descrive una formula magica per proteggersi dai demoni notturni succhiatori di sangue, gli Etimmé. Nell’Antico Testamento c’è poi ampia traccia di Lilith, demone assiro che nella tradizione ebraica è la prima e malvagia moglie di Adamo e durante il Sessantotto, in quanto ribelle nei confronti del primo uomo, verrà definita la prima femminista della storia. Per arrivare alla letteratura (in senso stretto) sui vampiri, bisogna attendere un contesto favorevole, quello del romanzo gotico, con storie di fantasmi, porte che cigolano e così via, tipo Il castello di Otranto, di Walpole. In questo filone si colloca Il vampiro, romanzo di lingua inglese che il medico di origine italiana John Polidori trae da un breve racconto dell’amico Lord Byron, il celebre poeta romantico. Esce su una rivista, il New Monthly Magazine, il 1° aprile 1819 all’insaputa di Polidori. Ma porta la firma di Byron che se la prende col medico il quale due anni dopo, anche a causa della reazione dell’amico, si suicida. Incentrato sul tema di amore-morte, molto caro al romanticismo, Il vampiro prepara il terreno al libro di Bram Stoker (nella foto), Dracula. Ma altri grandi scrittori si cimentano sul tema, come Gogol (Il vij, 1835) e Alexis Tolstoj (La famiglia di Vourdalak, 1847). Per non parlare delle pièces teatrali. Dopo il grandissimo successo di Dracula, si moltiplicano i vampiri della letteratura e non mancano varianti omosessuali. L’autrice contemporanea di maggiore successo che si è cimentata nel genere vampiresco è l’americana Ann Rice, che dopo Intervista col vampiro (1973), ha continuato a sfornare libri della saga di Lestat.