Federico Ferrazza, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 14 febbraio 2004
In pochi anni è riuscito a soppiantare la videocassetta Vhs. E ora il Dvd (Digital Versatile Disk) già si prepara a vivere una rivoluzione: il blue-ray
In pochi anni è riuscito a soppiantare la videocassetta Vhs. E ora il Dvd (Digital Versatile Disk) già si prepara a vivere una rivoluzione: il blue-ray. Grazie a questa tecnologia che sfrutta un laser blu-violetto con una lunghezza d’onda di 405 nanometri, sarà possibile creare dischi delle stesse dimensioni (12 centimetri) dei Dvd ma con una capacità nettamente superiore (27 Gigabytes contro i 4,7 dei Dvd più comuni). Oltre a realizzare dischi più capienti, blue-ray consentirà di creare supporti più piccoli su cui si potranno registrare un gran numero di informazioni. il caso dello Small Form Factor Optical, sviluppato da Philips. Con questo sistema si potranno inserire minidischi di tre centimetri in dispositivi come telefonini, palmari o macchine fotografiche digitali per dare a questi apparecchi la possibilità di archiviare fino a un giga di dati. «A parità di spazio», spiega Giuseppe D’Angelo, product manager di Philips pc peripherals, «il laser blu, essendo più preciso di quello rosso, riesce a scrivere più informazioni». Ma per il blue-ray, nonostante alcuni prototipi siano già pronti e in Giappone siano già venduti dischi e lettori, in Italia bisognerà aspettare almeno il 2006, ovvero quando dovrebbe diventare realtà la tv digitale. Che portando una definizione audio e video migliore (quindi i film ”peseranno” di più) renderà giustificato l’uso di blue-ray. Inoltre, gli attuali televisori, poiché non sono digitali, non rendono giustizia alle performance del laser blu. Fu proprio per aumentare la qualità dell’immagine e del suono, e soprattutto per far entrare un intero film in un disco simile a un cd-rom, che negli anni Ottanta, sotto la spinta della Warner Home Video è nato il Dvd. Il vero lancio, però, è avvenuto dieci anni dopo. Solo nel 1995, infatti, i colossi dell’hi-tech si misero d’accordo per trovare caratteristiche comuni per tutte le aziende. Ma come funziona un Dvd? Su un disco di materiale plastico (policarbonato) vengono scritte con un laser delle informazioni in forma binaria. «In questo modo», dice Massimo Pasini, product manager home video di Sony Italia, «si creano sul Dvd minuscoli fori chiamati pit». Così, quando un laser di lettura passa sul disco, ”vedendo” la diversa riflessione del raggio, trasforma il foro (o la sua assenza) in un’informazione. I Dvd possono essere scritti su entrambi i lati, ottenendo una capacità di circa 8,5 Gb. Ci sono poi quelli a doppio strato (sia solo un lato che su tutti e due) ma per ”guardarci” dentro servono due messe a fuoco diverse del laser che deve leggere lo strato più superficiale (che è semitrasparente) e quello più profondo. In questo modo il Dvd-18 è il disco con la massima capacità: doppio strato su tutti e due i lati e riesce ad archiviare fino a 17 Gb di dati. Le grandi aziende hi-tech hanno quindi puntato sul formato più semplice (quello da 4,7 Gb) perché basta per registrare un film e richiede lettori meno complicati e costosi. Oltre a queste varianti esistono i cinque formati del Dvd: Dvd-R, Dvd-RW, Dvd+R, Dvd+RW e Dvd Ram. La sigla ”R” significa che sul disco ci si può scrivere una volta sola, mentre sugli ”RW” è possibile cancellare e incidere più volte (massimo 1000) perché sono in grado di tornare lisci dopo la scrittura. Più adatto all’informatica è il Dvd Ram che consente di riscrivere sullo stesso disco fino a 100.000 volte, utile quindi soprattutto alle aziende o ai privati che fanno frequentemente back-up di dati. Insomma una vera e propria ”Babele” anche perché a volte i formati non sono compatibili tra di loro: il problema si riproporrà con il blue-ray i cui lettori non riconoscono i formati Dvd. E chissà cosa potrebbe succedere se si diffonderà Evd (Enhanced Versatile Disk), il formato ideato dalla Cina per non pagare le royalties agli inventori del Dvd. Federico Ferrazza