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 2004  febbraio 14 Sabato calendario

Arrivato nel bacino del Mediterrano più di 1.200 anni fa dalla Cina, dove ne esistono più di 2000 ed è considerato l’albero delle sette virtù, il Diospyros kaki, il cachi, è ampiamente coltivato in Romagna, ma stenta a essere pienamente apprezzato in Occidente nonostante il suo nome greco botanico rimandi al ”pane degli dei”

Arrivato nel bacino del Mediterrano più di 1.200 anni fa dalla Cina, dove ne esistono più di 2000 ed è considerato l’albero delle sette virtù, il Diospyros kaki, il cachi, è ampiamente coltivato in Romagna, ma stenta a essere pienamente apprezzato in Occidente nonostante il suo nome greco botanico rimandi al ”pane degli dei”. Un nome ben meritato visto che, se quando sono acerbi i suoi frutti hanno un sapore acido e pungente, una volta maturi assumono un bel colore arancio intenso, diventando gustosissimi. Non è però solo il palato a goderne perché sono un vero antidoto alla fatica: 100 grammi di polpa ne contengono 16 di carboidrati, appena 0,6 di grassi e altrettanti di proteine, 0,5 di fibre e 65 calorie. I frutti sono anche ricchi di vitamina A, potassio e calcio, che stimolano la diuresi aiutando a liberarsi dei liquidi in eccesso. Il suo consumo, particolarmente indicato per i bambini, è l’ideale anche per chi pratica attività fisica. Chi predilige la frutta biologica e non trattata da pesticidi può stare tranquillo: il diosporo è una pianta talmente resistente alle avversità climatiche, a terreni poveri e ai parassiti da non avere quasi bisogno di antiparassitari. Unica accortezza nel consumare i frutti del caco comune, da distinguere da quelli del caco ”vaniglia” o ”mela” è ”l’ammezzimento”: qualche giorno di attesa dopo la raccolta per far sì che maturino ulteriormente ed eliminare il tipico effetto astringente al palato provocato dall’elevata concentrazione di tannini. Con l’attesa aumenta l’azione dell’etilene, l’ormone della maturazione che permette di ridurre i tannini, e la trasformazione della cellulosa, che conferisce rigidità al frutto acerbo, in zuccheri che conferiscono al frutto il suo tipico sapore.