Margherita Fronte, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 14 febbraio 2004
Il caso dell’uranio impoverito esplose alla fine del 2000, quando 23 soldati italiani di ritorno dalla missione nella ex Jugoslavia si ammalarono di tumore, e 8 ne morirono
Il caso dell’uranio impoverito esplose alla fine del 2000, quando 23 soldati italiani di ritorno dalla missione nella ex Jugoslavia si ammalarono di tumore, e 8 ne morirono. La notizia fece scalpore, e indusse l’allora ministro della difesa, l’on. Sergio Mattarella, a istituire una commissione per verificare se le radiazioni ionizzanti emesse dall’uranio impoverito, utilizzato per rendere più penetranti le punte dei proiettili anticarro (nella foto un esempio), potessero essere all’origine dei tumori. Il primo rapporto della commissione Mandelli diede un risultato negativo. A un secondo esame però i dati assunsero un significato diverso. Quasi tutti i soldati infatti si erano ammalati di tumori del sangue, mostrando così un rischio di svilupppare la patologia tre volte più alto del normale per quella fascia di età. Gli esperti conclusero che non era possibile dire con esattezza se la causa dei tumori fosse l’esposizione all’uranio - sebbene questa restasse la principale indiziata - perché altri fattori legati alla vita militare potevano aver determinato un aumento del rischio.