Guido Romeo, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 14 febbraio 2004
Sempre più papà scelgono di restare a casa per accudire i figli, avvalendosi del permesso parentale (legge 53 del 2000): in un anno sono triplicati, erano il 6 per cento, oggi sono il 17,5
Sempre più papà scelgono di restare a casa per accudire i figli, avvalendosi del permesso parentale (legge 53 del 2000): in un anno sono triplicati, erano il 6 per cento, oggi sono il 17,5. Circa il novanta per cento prende sino a 60 giorni di permesso l’anno, gli altri si assentano dal lavoro tra i 60 e i 180 giorni. Una nuova generazione di padri, quindi, pronti a rinunciare a buona parte dello stipendio pur di assistere ai primi passi del loro pargoletto: più di tre su dieci lo fa a entroito zero, o percependo, come stabilisce la legge se il figlio ha meno di tre anni, solo il 30 per cento della retribuzione, per un massimo di sei mesi. Anche se, in contratti di categoria, si può ottenere fino all’80-100 per cento dello stipendio. Dati che emergono da una ricerca condotta da Annalisa De Pasquale e Raffaele Lelleri per l’”Osservatorio nazionale sulle famiglie e le politiche locali di sostegno alle responsabilità familiari”, svolta sotto la direzione del sociologo Marzio Barbagli. Lo studio ha preso in esame 301.281 dipendenti di Enti pubblici, con l’intenzione di fare il punto sui congedi dopo l’entrata in vigore della legge. Tuttavia, regina del focolare domestico, nel bene o nel male, resta sempre la donna che dedica 8 ore al giorno in più degli uomini alla famiglia. In parte per la latitanza dei maschietti, in parte per la scrupolosità delle mamme italiane, dalla spesa alla cucina, alla pulizia.