Arianna Dagnino, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 14 febbraio 2004
Per gustare pienamente un vino non basta il palato fine, ma ci vuole soprattutto cervello. Lo ha dimostrato l’équipe di Alessandro Castriota Scanderberg ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, sottoponendo 14 sommelier, professionisti e normali assaggiatori a esami di risonanza magnetica funzionale (FMRI - nella foto accanto, un esame) durante la somministrazione di tre diversi vini alternati a una soluzione di acqua e zucchero
Per gustare pienamente un vino non basta il palato fine, ma ci vuole soprattutto cervello. Lo ha dimostrato l’équipe di Alessandro Castriota Scanderberg ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia di Roma, sottoponendo 14 sommelier, professionisti e normali assaggiatori a esami di risonanza magnetica funzionale (FMRI - nella foto accanto, un esame) durante la somministrazione di tre diversi vini alternati a una soluzione di acqua e zucchero. «I risultati mostrano che solo nei sommelier si attiva un’area associativa della corteccia prefrontale di sinistra», spiega Scanderberg, «ciò significa che per cogliere appieno il sapore di un vino o di una pietanza ci vuole anche un cervello finemente educato. Gustare il vino e il cibo è quindi un’arte, che va sviluppata con molto allenamento. La conoscenza del sapore aumenta il piacere e la consapevolezza del gusto. I risultati di Scanderberg sono raccolti in ”Sensi DiVini - Il segreto del cervello nella degustazione”, (Enoteca Italiana Editore) e hanno già fatto proseliti: al ristorante ”La Pergola” all’Hilton di Roma, lo chef Heinz Beck prepara piatti con abbinamenti che dovrebbero attivare al massimo quell’area cerebrale superiore.