Isabella Vergara, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004 (n.1-2), 13 febbraio 2004
Gli splendidi colori della coda del pavone non sono dovuti a pigmenti, come in genere avviene in natura, ma a una particolare disposizione di due proteine nelle piume: la cheratina (che si trova anche nelle nostre unghie) e la melanina (che dà il colore anche alla nostra pelle)
Gli splendidi colori della coda del pavone non sono dovuti a pigmenti, come in genere avviene in natura, ma a una particolare disposizione di due proteine nelle piume: la cheratina (che si trova anche nelle nostre unghie) e la melanina (che dà il colore anche alla nostra pelle). Lo hanno scoperto alcuni fisici dell’Università di Shanghai, che con il microscopio elettronico a scansione hanno ingrandito le piume del pavone (nel tondo), fino alle loro estremità più minute: le barbule. I ricercatori hanno visto che queste strutture sono costituite da sottili raggi di melanina, connessi tra loro da fibre di cheratina: sarebbero i diversi arrangiamenti di questa matrice a produrre i vari colori, dal giallo al verde, al blu, al marrone. Il meccanismo, quindi, sembra più vicino a quello che dà luogo a un arcobaleno (prodotto dalla luce del sole che si riflette sulle gocce di vapore acqueo), piuttosto che alla colorazione dei nostri occhi e capelli, o di un dipinto, dove entrano in gioco i pigmenti (sostanze che assorbono tutta la luce, tranne un colore, riflesso e quindi percepito dall’occhio umano). La ricerca è stata pubblicata sull ”Proceedings of National Academy of Science”, la rivista ufficiale dell’Accademia di scienze statunitense.