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 2004  febbraio 13 Venerdì calendario

Anche in piena Antartide esistono delle oasi, spazi dove l’acqua è libera dai ghiacci e dove proliferano appetitosi crostacei (krill), simili a minuscoli gamberetti

Anche in piena Antartide esistono delle oasi, spazi dove l’acqua è libera dai ghiacci e dove proliferano appetitosi crostacei (krill), simili a minuscoli gamberetti. in luoghi come questi che il pinguino di Adelia (Pygoscelis Adeliae) può procurarsi il cibo e sopravvivere alle condizioni estreme del Polo Sud. Per studiare il legame tra le oasi antartiche e questi pinguini, scienziati dell’Università di Stanford, in California, si sono serviti dei satelliti della Nasa. Dall’alto, le oasi - chiamate ”polynya” - sembrano grandi piscine circondate dai ghiacci con il colore dell’acqua tendente al verde, in contrasto con il blu del mare aperto. La più grande si trova nel Mare di Ross e ha una superficie di 396.500 chilometri quadrati, più o meno come Italia e Austria messe insieme (la più piccola è invece di circa 1.000 chilometri quadrati). Nelle polynya, l’acqua superficiale – che è libera dal ghiaccio grazie ai venti - si scalda leggermente per i raggi solari e ciò è sufficiente a far sopravvivere microscopici vegetali galleggianti che le conferiscono il colore verde. Più questi ”prati del mare” sono verdi e più fanno prosperare il krill, a sua volta fonte di vita per i pinguini di Adelia. Una specie, dunque che - almeno in un primo momento - potrebbe trarre un vantaggio dai cambiamenti climatici che causano lo scioglimento dei ghiacci e il riscaldamento delle acque. «Teoricamente è possibile» spiega Silvano Focardi, ecologo dell’Università di Siena, che si occupa proprio dello studio dei pinguini di Adelia, «ma ci vorranno ancora due o tre anni di studi prima di poter affermare che il numero di questi pinguini sta aumentando e per essere sicuri che ciò sia dovuto ai cambiamenti climatici. Le colonie sembrano in buona salute e sappiamo che il numero degli esemplari non sta diminuendo, come nel caso di altre specie antartiche». I cambiamenti climatici, infatti, danneggerebbero altre specie, come il pinguino imperatore, che vive in stretta dipendenza con i ghiacci galleggianti: lo scienziato Henri Weimerskirch, del Centro nazionale di ricerca scientifica francese, ha rilevato che la popolazione di questa specie si è dimezzata negli ultimi 50 anni, forse proprio per il surriscaldamento.