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 2004  febbraio 13 Venerdì calendario

KOZYRA Katarzyna. Nata a Varsavia (Polonia) il primo febbraio 1963. Artista. «Fu subito scandalo: fin dal diploma all’Accademia di Belle Arti di Varsavia

KOZYRA Katarzyna. Nata a Varsavia (Polonia) il primo febbraio 1963. Artista. «Fu subito scandalo: fin dal diploma all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Una piramide di animali impagliati: cavallo-cane-gatto e pollo, uno sull’altro in ordine decrescente. Nessuno si concentrò sul fatto che Katarzyna Kozyra si era ispirata ai Musicanti di Brema, fiaba dei fratelli Grimm. Tutti urlarono alla vista del video che mostrava lo scuoiamento del cavallo, anestetizzato ma ancora vivo. Lei cercò di difendersi. Certo era crudele, ma le favole non sono crudeli? E non è altrettanto crudele uccidere gli animali per mangiarli o fare borse e scarpette? Comunque Katarzyna non si era neanche diplomata che già la stampa polacca l’aveva additata come artista degenerata. Eppure la Pyramide era solo opera giovanile a confronto di quel che lei è riuscita a fare dopo. [...] Katarzyna agisce con tutto il pathos che le arriva dalla cultura polacca e lo spirito neosituazionista che prende dalla sua generazione. Si traveste da uomo, con tanto di barba e pene posticci, ed entra in un bagno pubblico di Budapest. Filma uomini, vapori, adescamenti con telecamera nascosta. Ne fa una video-performance a più schermi che ottiene una menzione speciale alla Biennale di Venezia del 1999. Si ammala di linfoma, viene sottoposta a pesanti chemioterapie, ma non si ferma. Anzi, trasforma la terapia in un ciclo di opere ispirate all’Olympia di Manet. La Bella Olympia è lei stessa, glabra, emaciata, malata, stesa sul triclinio con scarpette rosse e cameriera nera. Non basta. Si unisce a un gruppo di pazzi teppisti appassionati della Seconda guerra mondiale, che sperimentano vere azioni di guerra con bazooka, lanciafiamme, granate e mortai nella campagna polacca. Gruppi clandestini senz’altro scopo che rischiare la propria pelle. Katarzyna armata di videocamera, li segue, li veste di strani costumi da pin up, li rende ancora più folli. Poi filma esplosioni e sparatorie. ”Perché nel mondo è permesso fare le guerre ed è invece illegale rischiare la propria pelle, tenere in mano la propria vita e la propria libertà e divertirsi con la morte?”. Difficile rispondere. Come è difficile rispondere quando lei sostiene (con qualche ragione) di essere un rinato Ingres o Degas nel ritrarre flaccidi corpi in bagni turchi o ultraottuagenari signori&signore che danzano nudi La Sagra della Primavera di Stravinskij. Difficile spiegare che quei corpi anchilosati, sudati, ripresi dall’occhio freddo di una videocamera sono un insulto in una società anestetica come la nostra.
Eppure Katarzyna non è sola. Come Tracey Emin o Vanessa Beecroft, appartiene a quella generazione di donne che hanno messo in scena la pelle, le emozioni più intime, il masochismo, l’anoressia, la bulimia, l’autodistruzione. Come loro è uscita dal diario per trasformare la vita in icona. Magari non ha il sarcasmo inglese della Emin o l’eleganza formale italiana della Beecroft. Ha una durezza d’immagine, una lucidità spietata, un senso del grottesco che sono figli del teatro di Kantor o dei film di Kieslowski. Ci costringe a guardare in faccia la morte, la malattia, la vecchiaia, la violenza e la guerra. ”Fra autobiografia e tragedia corale tutta la sua opera è emblema di drammi collettivi”, scrive Massimiliano Gioni. Lui, insieme a gran parte della sensibilità critica contemporanea, lo ha capito. La Polonia purtroppo meno. Ma nessuno è profeta in patria» (Alessandra Mammì, ”L’espresso” 18/2/2004).