Varie, 13 febbraio 2004
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Donati Walter
• Salsomaggiore Terme 27 giugno 1909. Commercialista • «Amico di Luigi Berlusconi, il padre di Silvio, l’anziano commercialista negli anni ruggenti di Milano 2 è stato uno dei prestanome del Cavaliere. Presso il suo studio di via Sacchi 3 a Milano sono state domiciliate alcune delle prime società di Berlusconi come l’Immobiliare Romano Paltano spa, amministrata nel ’74 da Dell’Utri, e la Società generale Attrezzature di Walter Donati & C (So. Ge. At. sas) di cui socio accomandante (cioè fornitore di denaro) risultava essere la Cefinvest sa di Lugano. Chi si nascondesse dietro la Cefinvest non è stato mai chiarito. Nel ’79 la Guardia di finanza e l’Ufficio italiano cambi (Uic) provarono a far luce sui complessi intrecci societari che portavano da Milano alla Svizzera. Ma con scarsi risultati. Alla base dell’indagine c’era una segnalazione dell’Uic che aveva scoperto come la So. Ge. At di Donati e altre due società, la Edilnord Centri Residenziali di Previti Umberto (il padre di Cesare ndr) & C e la Italcantieri spa, risultassero controllate dall’estero anche se nelle banche italiane i loro affidamenti erano garantiti da fidejussioni di Silvio e Luigi Berlusconi. A quell’epoca essere proprietari di aziende all’estero senza dichiararlo (le società svizzere che controllavano quelle italiane) era vietato. Silvio Berlusconi era finito così sotto inchiesta, riuscendo però a cavarsela. Grazie a un interogatorio destinato a fare storia. Il 12 novembre del ’79 il Cavaliere si trova infatti di fronte a Massimo Maria Berruti, un giovane ufficiale delle Fiamme gialle poi diventato avvocato Finivest e parlamentare di Forza Italia. Berruti vuole capire perché un imprenditore italiano presti garanzie personali a società estere. La domanda è insidiosa, ma Berlusconi non si scompone e rifila all’investigatore una balla colossale. "L’Edilnord e la So. Ge. At di Donati?", dice, "Sono due società che mi hanno affidato l’incarico professionale della progettazione e della direzione del complesso residenziale Milano 2". La società è sua, ma Berruti crede alla versione della semplice consulenza. Donati, riservato come sempre, non interviene. Del resto per lui non parlare sembra essere una consegna. Già quattro anni prima, il 26 giugno del ’75, quando una bomba era esplosa nella residenza milanese di Berlusconi in via Rovani (intestata a una società di Donati), il commercialista si era ben guardato dal farsi vivo per dire che lo "stabile era di Berlusconi". Le indagini sull’attentato, oggi ritenuto opera di Cosa Nostra, si erano così arenate. Ma Donati si era dimostrato una volta ancora il professionista giusto al posto giusto. Uno cui affidare 35 anni di segreti. Dai primi investimenti televisi di Canale 5 in Sicilia, dove Donati si trovò a lavorare fianco a fianco ad Antonio Inzaranto, un parente di Tommaso Buscetta. Fino alla Dolcedrago, cassaforte destinata a conservare i beni di famiglia. Di qui all’eternità» (Peter Gomez, ”L’espresso” 18/2/2004).