Mario Torre, Macchina del Tempo, gennaio-febbraio 2004(n.1-2), 12 febbraio 2004
Come si può costruire una superficie occupando il massimo volume possibile? Basta una sfera. Ma non sempre è possibile, soprattutto se, nella costruzione di un edificio, si è costretti ad utilizzare una serie di forme rigide, ad esempio delle lastre di vetro
Come si può costruire una superficie occupando il massimo volume possibile? Basta una sfera. Ma non sempre è possibile, soprattutto se, nella costruzione di un edificio, si è costretti ad utilizzare una serie di forme rigide, ad esempio delle lastre di vetro. La via d’uscita? Arriva dal mondo microscopico e si chiama icosaedro, il poligono con 20 facce triangolari che è il più vicino alla forma sferica. Ebbene, i virus (nella foto 2, il dengue) possiedono proprio questa forma perché sono composti da unità proteiche identiche e rigide. Proprio come il pallone da calcio, formato da esagoni di cuoio. L’icosaedro fu adottato anche da un architetto che rivoluzionò non solo il mondo degli edifici, ma persino quello della chimica: l’americano Buckminster Fuller (1895-1983) adottò l’icosaedro tronco, uno sferoide composto da 20 facce esagonali e 12 pentagonali per la cupola geodetica del padiglione degli Stati Uniti per l’Expo di Montreal del 1967 (foto 1). Ma non è tutto: nel 1985 l’inglese Harry Kroto e l’americano Richard Smalley sintetizzarono in laboratorio una molecola totalmente nuova, composta da 60 atomi di carbonio. La ribattezzarono ”fullurene’ proprio in onore di Fuller, dato che la sua struttura è la stessa della cupola geodetica realizzata dall’architetto. La scoperta fu premiata con un Nobel.