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 2004  febbraio 12 Giovedì calendario

Che la natura sia intelligente e che valga la pena di seguirne le tracce lo avevano già intuito vari scienziati e inventori: da Leonardo da Vinci, che tentò di capire il meccanismo del volo degli uccelli e dei pipistrelli allo scopo di progettare macchine volanti, a Clément Ader che costruì alcune macchine ispirate a un pipistrello nordafricano che pratica il volo planato, fino a Ignaz Etrich e suo figlio Igo, che costruirono il primo aliante senza coda osservando le eccezionali proprietà aerodinamiche del seme della Zanonia gigante (Alsomitra macrocarpa), una liana delle isole del Pacifico

Che la natura sia intelligente e che valga la pena di seguirne le tracce lo avevano già intuito vari scienziati e inventori: da Leonardo da Vinci, che tentò di capire il meccanismo del volo degli uccelli e dei pipistrelli allo scopo di progettare macchine volanti, a Clément Ader che costruì alcune macchine ispirate a un pipistrello nordafricano che pratica il volo planato, fino a Ignaz Etrich e suo figlio Igo, che costruirono il primo aliante senza coda osservando le eccezionali proprietà aerodinamiche del seme della Zanonia gigante (Alsomitra macrocarpa), una liana delle isole del Pacifico. Ma Carmelo Di Bartolo dell’Università di Montreal (Canada) e di Design Innovation (Milano), che è stato promotore per 25 anni del centro di ricerche di bionica all’Istituto Europeo di Design di Milano, ha sviluppato e concretizzato innumerevoli prodotti affidandosi all’intelligenza della natura: «In genere la natura cerca di ottenere il maggior effetto di un fenomeno con il minor impiego di materiale ed energia e a dire il vero pure l’uomo ha spesso conseguito questo fine, anche se inconsciamente, già con le civiltà più antiche. La costruzione degli igloo, per esempio, sfrutta la spirale, una forma molto spesso utilizzata dalla natura, con la quale s’isola il massimo di un volume con il minor impiego di materiale». E così, cercando nella natura le soluzioni di problemi che si pongono giorno dopo giorno all’uomo Di Bartolo ne ha sfruttato l’intelligenza ottenendo in poco tempo risultati che avrebbero richiesto lunghi studi. Le ramificazioni di una foglia hanno ispirato la costruzione dei cerchi in lega con strutture ideali per la distribuzione delle forze cui è sottoposta la ruota di un veicolo (vedere la sequenza fotografica qui sopra). Dalla struttura autoportante di alcune foglie d’edera, invece, è stata data forma a tensostrutture in grado di sostenere ampi spazi espositivi. Le scaglie dell’armadillo hanno fatto pensare da un lato all’adattabilità della fascia alla schiena di una persona e dall’altro alla sua elevata capacità protettiva. E pensando alla incolumità dei motociclisti Di Bartolo sostiene che gli attuali caschi per motociclisti assorbono male l’energia d’urto tangenziale, che si libera quando si cade strisciando. Così sta cercando di mettere a punto, ispirandosi ancora alla corazza articolata dell’armadillo, nuovi caschi integrali apribili in due, utili soprattutto dopo un incidente.