Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  febbraio 11 Mercoledì calendario

Arquà Petrarca (PD) - Lo scorso 18 novembre ad Arquà Petrarca è stata riaperta la tomba di Francesco Petrarca, morto settantenne nel 1374 e sepolto sei anni dopo nella cittadina dei colli Euganei nella quale trascorse i suoi ultimi anni

Arquà Petrarca (PD) - Lo scorso 18 novembre ad Arquà Petrarca è stata riaperta la tomba di Francesco Petrarca, morto settantenne nel 1374 e sepolto sei anni dopo nella cittadina dei colli Euganei nella quale trascorse i suoi ultimi anni. La riesumazione costituisce il primo passo di un progetto coordinato dal professore di anatomopatologia Vito Terribile Wiel Marin teso a ridare un corpo e un volto al poeta, fornendo anche informazioni sulle sue malattie, fratture ossee, e sull’ambiente in cui viveva: «I lavori di analisi dureranno dai 3 ai 5 mesi» spiega il professor Terribile. «Diversi specialisti si stanno occupando, sotto vari aspetti, delle ossa del Petrarca, ma anche di altri tipi di reperti come documenti, legni, pollini, recipienti con unguenti e frammenti di tessuto». Pochi in realtà, visto che si sperava di trovare almeno parte dei suoi indumenti, mentre ci si è dovuti accontentare di una fettuccia di pizzo nero della fodera della bara. Le ossa invece, che già a prima vista mostrano che il poeta era meno alto dei 183 cm attribuitigli in passato, «sono fragili ma integre», almeno secondo le aspettative. Il braccio destro, infatti, è assente perché nel 1630 un frate saccheggiò la tomba spinto dall’irrefrenabile desiderio di portare con se la mano che scrisse il ”Canzoniere”. Quanto al cranio, la sua riduzione in frantumi è dovuta all’imperizia di Giovanni Canestrini, studioso e convinto evoluzionista dell’Ottocento che compì l’unica precedente ispezione scientifica dello scheletro: «Il Canestrini», prosegue Terribile «nel 1873, prendendo in mano il cranio lo ha rotto. Ora cercheremo di ricostruirlo utilizzando speciali collanti. Se riusciremo a recuperarne l’85% sarà possibile riprodurne un calco. Con questo, poi, si procederà a un’elaborazione computerizzata che ci restituirà il suo vero volto. Al convegno che si terrà in aprile-maggio per i 700 anni dalla nascita del poeta speriamo di poter portare una foto di Petrarca».