Varie, 11 febbraio 2004
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Woodward Clive
• Ely (Gran Bretagna) 6 gennaio 1956. Ex giocatore di rugby. Allenatore della nazionale inglese campione del mondo 2003 • «Poteva esser lì a far fotocopie. Invece è l’allenatore più celebrato del mondo. [...] Uno che sa il fatto suo. In questo senso scoprire che il padre era pilota della Raf non sorprende. Così come notare che da quando è alla guida della nazionale, cioè dal settembre ”97, il processo di crescita del quindici della Rosa è stato costante. La sua carriera legata al rugby comincia all’università di Loughborough, dove per quattro anni, velocissimo centro, cresce al fianco di Jim Greenwood, allenatore scozzese che ancora oggi considera uno dei suoi maestri. Da lui impara l’importanza dei fondamentali e l’attenzione ai particolari. [...] Terminati gli studi e con una laurea in scienze sportive nel cassetto, Woodward, che non vede il suo futuro solo nel rugby, viene assunto dalla Rank Xerox, azienda che, appunto, si occupa in particolare di stampanti e fotocopiatrici. Cura le vendite. in tale contesto che comincia a frequentare corsi di management. Nel frattempo fa comunque strada anche ovale alla mano: gioca prima per gli Harlequins, poi per il Leicester. Qui l’allenatore è Chalkie White, il suo secondo maestro, insegnante elementare che in gioventù ha giocato per la Royal Navy, la marina britannica. Grazie a lui Clive arriva in nazionale ( 21 caps tra l’80 e l’84, con due tour dei Lions, in Sud Africa e in Nuova Zelanda). Con lui impara a valorizzare il concetto di gruppo e a diventare un modello di comportamento anche lontano del campo. Una sola macchia: nel tour in Sud Africa è protagonista dell’errore che regala agli Springboks la meta che decide le sorti del match e della tournée. Chiude con la nazionale e – crede – anche col rugby giocato. Nell’84 la Ranx Xerox lo spedisce a Sydney, dove si trasferisce con un collega- amico e le rispettive mogli. Finisce a Manly, località-bene della città, gettonata meta turistica. Gli danno una casa sulla spiaggia, ma scappa all’interno perché odia il surf e il rumore del mare. A Manly però c’è una squadra di rugby: torna a giocare (da apertura). La sua maglia oggi è appesa nella club house, a pochi metri da dove l’Inghilterra è stata in raduno durante la fase finale della coppa del Mondo. Là dove, per la prima volta, una nazionale dell’emisfero nord ha conquistato il mondo. A Sydney nascono anche i suoi figli. Nell’89 Clive torna in patria e apre un’azienda che vende computer in leasing. Segue stage di aggiornamento per il self-improvement anche in Colorado. Ma lontano dal campo non sa più stare: con l’Henley debutta come allenatore, poi guida i London Irish e il Bath. Il resto è una rapida corsa verso la gloria. Nel settembre ’97 è nominato c. t. al posto di Jack Rowell. La sua prima coppa del Mondo finisce ai quarti, nella seconda trionfa. Rivoluzionando il modo di intendere il ruolo dell’allenatore. Woodward fa della programmazione e della preparazione mentale un credo. Il suo testo di riferimento, in questo senso, è un libro scritto da un dentista di Brisbane. Impone raduni settimanali. Raramente, sulla scena internazionale, si sono viste squadra più ”fisiche”. maniaco del lavoro al video e di tutte le tecnologie. Fa addirittura controllare che negli spogliatoi gli avversari non abbiano posizionato micro-spie. Ed è un perfezionista: sceglie il cuoco al seguito della squadra e sa qualcosa non va interviene in prima persona. Nel ”98, durante una tour in Sud Africa, ha pagato con la sua carta di credito personale l’hotel di tutta la delegazione. Quello dove lo avevano messo non gli andava bene... Gode comunque di budget federali senza precedenti e ha uno staff di 15 persone. Impone regole precise: pretende che all’intervallo i giocatori cambino maglia e calzoncini anche se puliti, ai meeting di squadra vuole siano seduti con 10’ di anticipo rispetto all’appuntamento, vieta i cellulari. Non ha paura di prendere decisioni impopolari» (Andrea Buongiovanni, ”La Gazzetta dello Sport” 11/2/2004).