Varie, 11 febbraio 2004
BATTISTI Cesare
BATTISTI Cesare Sermoneta (Latina) 18 dicembre 1954. Terrorista. Ex dei Proletari armati per il comunismo, arrestato nel 1979 per azioni di terrorismo, evase nel 1981 e si rifugiò in Francia e poi in Messico, dove iniziò a scrivere romanzi. Nel 1993 la Corte d’Appello di Milano confermò la condanna all’ergastolo per 4 omicidi (è accusato di aver ucciso, tra il 1978 e il 1979, un maresciallo di polizia penitenziaria; due commercianti e un agente di polizia). Di nuovo in Francia dal 1990, complice lo scudo della “dottrina Mitterand”, per anni visse al riparo dall’estradizione. Arrestato nel 2004 a Parigi in seguito a una nuova richiesta da parte di un tribunale italiano, un mese dopo fu rimesso in libertà con l’obbligo della firma. Il 30 giugno 2004 le autorità francesi (all’Eliseo era subentrato Jacques Chirac) concessero l’estradizione in Italia ma Battisti fuggì in Brasile. La sua latitanza terminò il 18 marzo 2007, quando fu arrestato a Rio de Janeiro in seguito a un’operazione congiunta dell’Interpol e della polizia francese, italiana e brasiliana. Chiesto l’asilo politico, il 28 novembre 2008 il Comitato per i rifugiati glielo negò. Il 18 novembre 2009 i giudici della Corte Suprema brasiliana autorizzarono (5 voti a 4) l’estradizione in Italia. Il 31 dicembre 2010, nell’ultimo giorno del suo mandato, il presidente Lula rifiutò di firmare l’estradizione sostenendo, sulla base del Trattato vigente fra i due paesi, che c’erano fondati «rischi di persecuzione per ragioni politiche» nei riguardi dell’ex terrorista in Italia. Il 9 giugno 2011 il Tribunale supermo negò l’estradizione (5 a 4) e lo rimise in libertà • «Leader dei “Proletari armati per il comunismo”, condannato a due ergastoli per l’omicidio di quattro persone, [...] rifugiato in Francia, dov’è diventato un noto scrittore di gialli [...] Non ha mai ammesso i reati che gli sono stati addebitati, ma ha anche rifiutato di riconoscersi come terrorista: “Lo è chi compie azioni indiscriminate, senza un consenso sociale. Il terrorismo è solo di Stato, dei servizi e dei fascisti”. Parlando degli anni Settanta, aveva detto di ritenersi “un combattente di una lotta armata di liberazione. Era una follia ugualmente, ma ci sostenevano migliaia di persone”. Accusato per l’omicidio di un gioielliere milanese, venne incarcerato a Frosinone, da dove riuscì ad evadere nel 1981. Dopo qualche mese a Parigi, fuggì in Messico, dov’è rimasto per nove anni. Nel 1990 è tornato in Francia ed è stato arrestato, ma la sezione istruttoria della Corte d’appello ha negato l’estradizione verso l’Italia per un motivo strettamente giuridico: la legge italiana non prevede la ripetizione del processo per i condannati in contumacia e ciò va contro le regole del diritto francese. Da allora, Battisti ha vissuto alla luce del sole, diventando uno scrittore conosciuto e apprezzato. [...] Il delitto più feroce attribuito a Battisti è l’omicidio del gioielliere Pierluigi Torregiani. Durante una rapina al ristorante Transatlantico di Porta Venezia a Milano, Torregiani uccise un rapinatore. Secondo i terroristi, commise un atto contro un’azione di “lotta proletaria”: un commando gli tese un agguato nel suo negozio, alla Bovisa. Il gioielliere fu ucciso, suo figlio è rimasto paralizzato. Grazie a un pentito, vennero arrestati numerosi esponenti dei “Proletari armati per il comunismo”. In primo grado ci furono 23 imputati, Battisti fu indicato come uno degli esecutori dell’omicidio e condannato all’ergastolo» (Giampiero Martinotti, “la Repubblica” 11/2/2004). «Cesare Battisti non ha un volto simpatico a prima vista. Il suo avvocato dice che in questa storia contano le sfumature, “e quindi anche la faccia purtroppo è importante”. [...] Gli chiedono conto del suo passato, i quattro ergastoli per altrettanti omicidi commessi tra il 1978 e il 1979, tre come esecutore materiale, uno, quello dell’orefice Pier Luigi Torregiani, come mandante. “Sono passati venticinque anni - dice - e adesso sono una persona diversa. La mia vita è trasparente, i fatti parlano da soli”. Arriva una domanda sul pentimento, un’altra sui familiari delle vittime: “Non sono cattolico, per cui non mi ritrovo nel concetto di pentimento. E rispetto a quelle famiglie posso solo sentire dolore, come per tutte le vittime. E il dolore è una cosa mia. Non è il momento per dire cosa penso di quegli anni, e così non è facile davvero”. [...] Secondo lui (secondo tutti, qui dentro), dall’Italia arrivano “bugie e falsificazioni” che vengono riprese dai media francesi “per creare pressione su chi dovrà decidere”. Riassume i principi della dottrina Mitterrand che dal 1985 dà asilo ai rifugiati politici, elenca le ragioni del comitato pro-Battisti: “Ho fede nella giustizia del mio Paese - dice - credo nel rispetto della parola data allora. Credo nei processi in cui c’è contraddittorio, e Battisti non ha avuto questo tipo di processo”. Nel 1981 evase dal carcere di Frosinone» (Marco Imarisio, “Corriere della Sera” 31/3/2004).