Varie, 11 febbraio 2004
ABU MUSAB ZARQAWI
(Ahmad Fadil Nazzal al-Khalayeh). Zarqa (Giordania) 30 ottobre 1966, 7 giugno 2006. Terrorista • «Da volontario della jihad contro l’Armata Rossa a rivenditore di videocassette, da addestratore di Al Qaeda in Afghanistan a ufficiale di collegamento con Saddam. [...] Il primo a rendere di pubblico dominio la figura di Zarqawi è stato nel febbraio 2003 il Segretario di Stato, Colin Powell, rivelando al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che era lui il colonnello di Osama bin Laden incaricato di tenere i contatti con Saddam. Il legame con l’Iraq risale al 2001, quando un gruppo di combattenti arabi reduce dalla sconfitta afghana si insedia a Khurmal, nel Kurdistan, ai confini con l’Iran, dando origine al gruppo “Ansar el-Islam”, ramificazione locale di Al Qaeda. Zarqawi si è guadagnato la fiducia di Osama combattendo i sovietici negli Anni Ottanta, ma dopo la vittoria militare il ritorno in Giordania - è nato nel piccolo centro di Zarqa - è difficile: il negozio di videocassette che apre non ha successo, mancano i soldi per la famiglia; milita nei gruppi islamici che complottano contro la monarchia, la polizia di Amman lo tiene sotto pressione e finisce in prigione dal 1992 al 1999. Quando esce dal carcere, l’essere stato abile in Afghanistan nel legare con mujaheddin di più Paesi lo rende idoneo a tornare in azione nella nuova Al Qaeda. Arriva a Bin Laden passando per il Pakistan, e il primo incarico - nel 2000 - è di creare e gestire un campo di volontari della jihad a Herat, ai confini con l’Iran. L’operazione ha successo: è lui che fa la spola lungo la frontiera con passaporti falsi, armi e miliziani, riuscendo a dimostrare a Bin Laden di essere fra i “colonnelli” più spericolati e affidabili. L’attacco americano del novembre 2001 travolge la base di Herat, e Zarqawi durante un bombardamento rimane gravamente ferito a una gamba: grazie alle conoscenze maturate fra i contrabbandieri riesce a mettersi al sicuro. Prima a Mashad in Iran, poi in Iraq, dove secondo fonti di intelligence raccolte dal “Wall Street Journal” l’arto colpito gli è stato amputato e sostituito con una gamba artificiale. Arrivato in Kurdistan, ritrova molti compagni d’armi in “Ansar el-Islam” e si dedica ai nuovi piani: nell’ottobre del 2002 organizza con successo l’assassinio del diplomatico americano Laurence Foley in Giordania, mentre fallisce il tentativo di inviare kamikaze in Israele attraverso la Turchia. Quando scatta “Iraqi Freedom” sfugge per miracolo all’attacco dei missili Cruise contro il campo di Khurmal, e da allora le sue tracce si perdono. I servizi segreti americani e britannici legano la sua presenza in Iraq ad alcuni dei più terribili progetti terroristici: sarebbe stato lui a tentare nel 2002 di attaccare con armi non-convenzionali varie capitali europee. Attentati che furono sventati grazie al ritrovamento di cianuro a Parigi e ricina a Londra in due “case sicure” di militanti islamici. Dopo la caduta del regime di Saddam gli americani mettono su di lui una taglia da cinque milioni di dollari,che però finora non è bastata a catturarlo [...]» (“La Stampa” 11/2/2004). «Famiglia tradizionale, papà impiegato municipale: lui è il terzo e ultimo maschio di una nidiata di dieci figli. “A scuola era fra i migliori. Ho ancora le sue pagelle, in cui si parla della sua disciplina e del suo ottimo profitto” racconta la mamma […] “Mio figlio non ha mai fatto male a nessuno. Sì, è stato un combattente per la libertà in Afghanistan, ma finita la guerra santa con i russi è tornato a una vita normale”. […] Veramente, al ritorno dall’Afghanistan, è stato 7 anni nelle carceri giordane per detenzione di esplosivo: “Non ne aveva. Fu un complotto della polizia segreta — si arrabbia la mamma — . E quando Ahmad uscì, nel ’99, il governo ci aiutò a ottenere il visto per il Pakistan. Siamo partiti insieme, ma all’aeroporto lo hanno arrestato per tre giorni. Eppure ho ancora il timbro sul mio passaporto a provare che non stava scappando”» (Elisabetta Rosaspina, “Corriere della Sera” 16/2/2003). «L’uomo più ricercato dalle “special forces” americane. È il target number one della Task Force 121. [...] Se Osama è l’obiettivo principale da un punto di vista politico e della propaganda, Zarkawi è il primo obiettivo militare. Da lui dipendono infatti gli attacchi terroristici in Iraq, da lui dipende la nuova strategia che punta a provocare una guerra civile tra i diversi gruppi musulmani in Iraq. Su di lui gli Usa hanno messo una taglia di dieci milioni di dollari. In una lunga lettera di 17 cartelle destinata a Bin Laden (classificata nei “files” della Cia come The Zarkawi document) viene pianificata la nuova strategia del terrorismo in Iraq. “Sequestrata" [...] dagli americani a un militante di Al Qaeda dopo la cattura di Hassan Ghul - numero due dell´organizzazione in Iraq - alcuni estratti della lettera vengono pubblicati il 9 febbraio 2004 sul New York Times. Per l´intelligence americana non è certo che il documento sia stato scritto da Zarkawi ma sicuramente “è lui l´ispiratore”. A Washington sono invece certi che la lettera è vera, che questa volta non si tratta di disinformazione. [...] Spurgata di tutta la retorica (“gli americani sono i più grandi codardi che siano mai stati creati”) la lettera è considerata attualissima dal Pentagono. Nel “memo” Zarkawi ammette che la strategia usata finora non ha portato i risultati desiderati. Gli attacchi agli americani, per quanto “facili” e “sanguinosi” non hanno impaurito le forze Usa che non hanno alcuna intenzione di ritirarsi dall´Iraq. Poco produttivi, se non da un punto di vista della propaganda, anche i terribili attentati contro le organizzazioni umanitarie (Nazioni Unite, Croce Rossa) e contro gli alleati degli Stati Uniti che nonostante il tributo di sangue pagato (vedi italiani a Nassiriya) non hanno abbandonato la coalizione. Dopo quasi un anno di “resistenza” la “jihad non è riuscita ad ottenere l´appoggio interno” che sperava. Conclusione occorre una nuova strategia basata sulla guerra civile. [...] Considerato dai servizi occidentali (molte notizie raccolte dagli americani provengono dall´intelligence italiana e tedesca) lo specialista di Al Qaeda in armi biologiche e chimiche Zarkawi è nel mirino della Cia già dalla fine degli anni Novanta. Nel 1999 aveva progettato un grande attentato contro i turisti che si recavano in Giordania per il capodanno 2000, complotto scoperto in tempo e per cui venne condannato a 15 anni di carcere. Zarkawi fu l´unico del gruppo a fuggire, in Afghanistan, dove entrò in stretto contatto con Bin Laden e dove si trovava l´11 settembre. Ferito nell´ottobre 2001 durante un bombardamento americano sui campi di addestramento di Al Qaeda ha avuto una gamba amputata e per le cure si è trasferito in Iran. [...] Per gli americani i mullah di Teheran hanno avuto e hanno tuttora un ruolo importante nel proteggere Zarkawi» (Alberto Flores D’Arcais, “la Repubblica” 3/3/2004). «Nato [...] nel povero villaggio di Zarka, 25 chilometri a Nord-Est di Amman, dove ancora vivono la madre Omm Sayel, sei sorelle e due fratelli. Appartiene alla tribù beduina dei Bani Hassan, molto diffusa in tutto il Medio Oriente. Negli Anni Ottanta, quando era ancora un ragazzino, aveva lasciato la casa per andare a combattere contro i sovietici in Afghanistan, come Osama bin Laden. Una volta tornato in Giordania lo avevano messo in prigione per sette anni, accusandolo di pianificare attentati contro americani, israeliani e turisti occidentali: uscito di galera aveva lasciato il Paese per cominciare la sua carriera clandestina. Era tornato in Afghanistan, anche se alcuni analisti dicono che si considerava un rivale di Bin Laden, e aveva fondato un campo di addestramento a Herat, vicino al confine con l’Iran, specializzato in armi chimiche e biologiche. Qui aveva ricostruito il rapporto con Al Qaeda, che lo aveva inviato nel Nord dell’Iraq per prendere contatti col gruppo Ansar al-Islam e guidarlo. Da lì aveva gestito il reclutamento di adepti in Europa, Italia compresa. Quando nel 2001 gli americani avevano attaccato l’Afghanistan, Zarqawi vi era rientrato per combattere, e aveva perso una gamba in un bombardamento. Secondo la Cia si era fatto curare a Baghdad, e in questo periodo avrebbe stabilito la connessione col regime di Saddam, anche se il Raiss non controllava la zona dell’Iraq dove si trovava Ansar al-Islam. Nel 2002 Zarqawi era stato accusato di aver assunto i killer che avevano ucciso ad Amman il diplomatico americano Lawrence Foley, e il 5 febbraio dell’anno successivo Colin Powell lo aveva indicato come una delle ragioni che giustificavano la guerra. Dopo la caduta di Baghdad, però, la sua influenza nel Paese sarebbe aumentata, trasformandolo nell’eminenza grigia dell’offensiva di Al Qaeda. Washington in pratica attribuisce a lui tutti gli attentati di grandi proporzioni, che sarebbero opera del gruppo di Bin Laden: l’attacco a Najaf che nell’agosto scorso uccise il leader sciita Mohammad Baqer al-Hakim, quello contro la sede dell’Onu che costò la vita a Sergio Vieira de Mello, quello contro gli italiani a Nassiriya, e tutte le stragi delle ultime settimane [...]» (Guido Olimpio, “Corriere della Sera” 3/3/2004).