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 2004  febbraio 10 Martedì calendario

Se oggi possiamo osservare il sangue mentre scorre nel cuore o spiare il cervello senza neanche sfiorare la scatola cranica, il merito è della risonanza magnetica (Rm): un’invenzione talmente rivoluzionaria per la diagnostica medica che in ottobre i due inventori, il fisico americano Paul Lauterbur e il chimico inglese Peter Mansfield (a fianco nelle foto), si sono visti assegnare il Nobel per la medicina

Se oggi possiamo osservare il sangue mentre scorre nel cuore o spiare il cervello senza neanche sfiorare la scatola cranica, il merito è della risonanza magnetica (Rm): un’invenzione talmente rivoluzionaria per la diagnostica medica che in ottobre i due inventori, il fisico americano Paul Lauterbur e il chimico inglese Peter Mansfield (a fianco nelle foto), si sono visti assegnare il Nobel per la medicina. Un premio che ha acceso subito la querelle con l’americano Raymond Damadian il quale, avendo brevettato la risonanza nel 1972, vorrebbe la sua parte di gloria e dei tre milioni di dollari del Nobel. Che i ”padri” siano due o tre, la Rm è senz’altro una grande invenzione perché crea le immagini senza far assorbire ai tessuti le radiazioni, come avviene per i raggi X, ma trasformando tutti i tessuti molli del corpo (pelle, cartilagine, muscoli e organi, in pratica tutto all’infuori delle ossa) in magneti per produrre immagini. come se il paziente entrasse in una grande calamita il cui campo magnetico fa sì che i nuclei d’idrogeno del corpo si orientino nella stessa direzione come gli aghi di una bussola. Le radiazioni sono innocue per il paziente, che, anche dopo diversi esami, non va incontro ai rischi che avrebbe nel caso di un esame con raggi X. Una volta magnetizzato il corpo, impulsi di onde radio scompaginano quest’ordine. «Quando i nuclei ritornano allo stato iniziale, e in gergo ”si rilassano”», spiega Marco Leonardi, neuroradiologo presso il Bellaria di Bologna, «emettono altre onde radio che la macchina riceve e traduce in immagini. L’intensità del segnale è proporzionale al campo magnetico e più questo è potente, migliore è l’immagine». Per spiegare quanto oggi questa tecnologia sia diffusa e indispensabile alla medicina basti pensare che ogni giorno nel mondo 22mila apparecchi Rm sfornano circa 165.000 esami, che possono durare da 10 a 30 minuti. Il campo privilegiato è la diagnosi di malattie neurologiche e muscolo-scheletriche, ma sono numerose le nuove applicazioni, per esempio per osservare i vasi sanguigni e il cuore. Oggi la maggior parte delle quasi 400 macchine Rm in Italia è da 1,5 Tesla (il Tesla è l’unità di misura della radiazione magnetica), ma sono già una decina quelle di nuova generazione, a 3 Tesla, che talvolta consentono scansioni di tutto il corpo (le ”total body” come quella nel disegno a fianco). Anche se il costo dei modelli a 3 Tesla oscilla intorno a 2 milioni di euro, la Rm è sempre meno un lusso per pochi e ospedali di media grandezza hanno cominciato a vagliare le offerte delle tre aziende che dominano il mercato: Philips, che ha contribuito all’invenzione della macchina; Siemens, che ha registrato i migliori risultati di mercato negli ultimi anni e General Electric, da poco nel settore, ma già molto competitiva. Una 3 Tesla sta per essere installata al Bellaria di Bologna: «Il primo impiego sarà per l’oncologia», spiega Leonardi, «ad esempio per sapere se c’è o no un tumore e di che tipo, ma anche nella diagnostica sul midollo perché nel caso del colpo di frusta evidenzia lesioni altrimenti invisibili». Le macchine a 3 Tesla permettono inoltre di costruire mappe funzionali per misurare il consumo di ossigeno delle diverse zone del cervello, in vista di un intervento su pazienti che soffrono di Parkinson, Alzheimer, o colpiti da ictus. La prossima frontiera? Macchine più veloci, come quella a 7 Tesla che entrerà in funzione nel 2004 all’Università di Nottingham, in Gran Bretagna, e senza tunnel, ma aperte per consentire più mobilità e comfort del paziente. Severino Colombo