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 2004  febbraio 10 Martedì calendario

Margiotta Massimo

• Maracaibo (Venezuela) 27 luglio 1977. Ex calciatore. Ha giocato in A con Udinese e Perugia • «Ogni volta che segna solleva la maglia e fa vedere la t-shirt del Gladiatore. [...] Ha la doppia cittadinanza, italiana e venezuelana. [...] Dal primo gennaio 2004 è entrata in vigore una normativa in base alla quale chi ha la doppia cittadinanza e non ha giocato nella nazionale maggiore di uno dei due Paesi può farlo in quella dell’altro. “La disponibilità mi era stata chiesta già qualche tempo fa e ho detto di sì con entusiasmo. I dirigenti del Venezuela me lo avevano già domandato nella stagione ’97-’98, quando ero a Pescara. Ma allora stavo per essere convocato nell’Under 21 azzurra e non potei accettare”. [...] Dall’azzurro alla maglia vinotinta, si chiama così quella della selezione del suo Paese, di colore bordeaux. Un’ esperienza che arricchirà la carriera del centravanti che a livello internazionale ha già lasciato il segno in Europa: in coppa Uefa ha realizzato gol decisivi, con la maglia dell’Udinese e poi con quella del Perugia [...]» (Alberta Mantovani, “La Gazzetta dello Sport” 10/2/2004) • «Salvatore Margiotta faceva il falegname in Venezuela. Titolare di una ditta propria, assieme al padre e a uno zio. Una storia di emigrazione degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. [...] “Sono nato a Maracaibo nel 1977 — racconta — e lì ho vissuto fino al 1985. Ho la doppia cittadinanza, venezuelana e italiana. Maracaibo è un posto di pianura a un’ora dall’Oceano. Mio nonno, mio papà e mio zio costruivano mobili e quant’altro in tema di legno. Una ditta avviata, ma nel 1985 siamo tornati in Italia perché mia mamma Crescenza voleva così. Papà sarebbe rimasto, lui è innamorato del Venezuela e risiede in Abruzzo (a Raiano, in provincia de L’Aquila, dove ci sono le radici dei Margiotta, ndr) per modo di dire, visto che fa avanti e indietro col Sudamerica”. Una vicenda mai interrotta, quella dei Margiotta in Venezuela. “A Caracas abita un cugino, proprietario di una delle radio più ascoltate del Paese, radio Capital. A Maracaibo ho gli zii paterni e lì mio papà conserva delle case e dei negozi. Ora in Venezuela c’è una situazione politica ingarbugliata, la gente protesta, però il Paese resta bellissimo. Vado di frequente, l’ultima puntata l’ho fatta nel 2002. Ho capito che in Nazionale A non ci arriverò mai e grazie al Venezuela posso sperare lo stesso di disputare un Mondiale” [...]» (Sebastiano Vernazza, “La Gazzetta dello Sport” 11/2/2004).