Ferdinando Camon, ཿAvvenire 13/1/2004 pagina 25, 13 gennaio 2004
Ferdinando Camon e la Turchia di Erdogan. «La guida che m’accompagna per Istanbul mi porta sul retro d’una moschea, ad ammirare i giardini, e qui scopriamo donne appartate, in velo integrale: lo alzano, tirano fuori il telefonino e chiamano le amiche
Ferdinando Camon e la Turchia di Erdogan. «La guida che m’accompagna per Istanbul mi porta sul retro d’una moschea, ad ammirare i giardini, e qui scopriamo donne appartate, in velo integrale: lo alzano, tirano fuori il telefonino e chiamano le amiche. Le donne col telefonino crescono ogni anno. Una donna arriva in burqa, non vede nulla, finisce per intricarsi in un roseto, il marito la prende per un braccio e la tira fuori. Al ristorante vediamo una donna in burqa che mangia così: con la destra tiene la forchetta e infilza il cibo, con la sinistra sposta il velo e apre un varco, per il varco sale dal basso col boccone e cerca la bocca. All’università, facendo lezione, tu hai una sparata di capigliature femminili davanti a te, ma non sono capelli naturali. Sono parrucche. I capelli naturali li nascondono. Non possono portare il velo e allora usano le parrucche. Le studentesse con la parrucca crescono di anno in anno. Le ragazze fanno più domande dei ragazzi. Sempre sullo stesso tema: l’Occidente ha perduto i valori morali e religiosi, li recupererà mai? Alla televisione m’aspettano alcune giornaliste con una traduttrice, e voglion sapere che ne è del cristianesimo in Italia, se è applicato nelle case, nello Stato, nelle scuole. Da tre anni vengo qui una volta all’anno, e m’accorgo della continua marcia dell’islam radicale [...]».