Jérôme Cordelier, ཿLa Stampa 9/2/2004, pagina 9., 9 febbraio 2004
L’ Abbé Pierre, che ha iniziato la sua vita religiosa passando sei anni con i cappuccini, i più duri tra i francescani, fa sapere che non c’era niente di spaventoso nella vita del convento: «A vent’anni dormire su un asse non è un supplizio: si dorme
L’ Abbé Pierre, che ha iniziato la sua vita religiosa passando sei anni con i cappuccini, i più duri tra i francescani, fa sapere che non c’era niente di spaventoso nella vita del convento: «A vent’anni dormire su un asse non è un supplizio: si dorme. Le nostre notti erano tagliate a metà, ma non avevo nessun problema a riaddormentarmi alle due. I digiuni non erano impietosi: ciascuno seguiva le direttive del suo superiore, che teneva conto del suo stato di salute». Quanto alla flagellazione, «ciascuno provvedeva da sé»: «Sotto la manica avevamo due tasche: in una tenevamo una piccola raccolta di testi di meditazione, nell’altra quella che chiamavamo ”la disciplina”, un mazzo di funicelle con nodi. Non era terribile... la flagellazione contribuiva a far circolare il sangue. Oggi è stata sostituita dallo sport, anche se in qualche convento ancora si pratica». Il più bel ricordo di quel periodo, «i tempi dell’adorazione»: «Ogni giorno tre quarti d’ora alla sera prima di cena e un’ora di notte».