Antonio Armano, Macchina del Tempo, dicembre 2003 (n.12), 9 febbraio 2004
«Il massimo per un cinico è vivere da cani», spiega Mario Perniola, docente di estetica all’università di Tor Vergata di Roma e curatore della versione italiana di ”Critica della ragion cinica” (Garzanti) di un cinico contemporaneo, il tedesco Peter Sloterdijke, «perché i seguaci di questa scuola fondata da Antistene nel ginnasio di Cinosarge (’dell’agile cane” in greco) di Atene nel IV sec
«Il massimo per un cinico è vivere da cani», spiega Mario Perniola, docente di estetica all’università di Tor Vergata di Roma e curatore della versione italiana di ”Critica della ragion cinica” (Garzanti) di un cinico contemporaneo, il tedesco Peter Sloterdijke, «perché i seguaci di questa scuola fondata da Antistene nel ginnasio di Cinosarge (’dell’agile cane” in greco) di Atene nel IV sec. a.C., predicavano e conducevano una vita sciolta da qualsiasi vincolo familiare o politico, al di fuori di tutte le convenzioni sociali: una vita, insomma, simile a quella dei cani che sono, appunto, pienamente autosufficienti». I documenti dell’epoca raccontano che i cinici non erano molto amati perché se ne fregavano dell’ordine costituito e delle buone maniere. Erano aggressivi e rudi per questo venivano paragonati. Ancor oggi dare a qualcuno del ”cinico” significa affermare che è privo di scrupoli morali e disposto a calpestare qualsiasi ideale. Ma la figura del cinico odierno, nel senso deteriore del termine, è diametralmente opposta a quella del filosofo cinico dell’antica Grecia. Anche se neppure quest’ultima è lusinghiera. Il nome di cinico deriva dall’appellativo ”cane” (da ”kyon”: cane in greco) dato al filosofo Diogene, esponente più noto di quella scuola. «I primi filosofi cinici» spiega Perniola «erano antisistema perché si trovavano a fare i conti con una frattura tra la filosofia e la comunità. Frattura che si era resa clamorosamente evidente con la condanna a morte di Socrate, per empietà e corruzione della gioventù. Il suicidio di quest’ultimo avvenuto ingerendo la velenosa cicuta, dopo avere pronunciato il famoso discorso di autodifesa davanti ai giudici ateniesi, portò alcuni allievi a diventare appunto ”cinici”». Su Diogene, che non si curava di nessuno e viveva in modo spartano e autarchico, è fiorita una quantità di aneddoti: dalla botte in cui viveva, all’abitudine di masturbarsi in pubblico sulla piazza principale della città. Ma nel dare dei cani ai cinici i coevi di Diogene si sono fermati al loro aspetto esteriore senza considerare gli aspetti ascetici e naturalistici della loro scuola di vita e che in qualche modo, non meno che l’essere antisistema, li pone in una posizione che anticipa certi movimenti attuali, come hippy, punk e squatter.