Antonio Armano, Macchina del Tempo, dicembre 2003 (n.12), 9 febbraio 2004
Festival del pensiero che attirano folle da stadio. Maestri di duemila anni fa che diventano best seller in libreria
Festival del pensiero che attirano folle da stadio. Maestri di duemila anni fa che diventano best seller in libreria. E philosophic consultant ingaggiati dalle aziende. I sintomi sono evidenti: la filosofia sta conoscendo una vera e propria rinascita. Soprattutto attraverso le sue fonti originarie e più pure: le parole degli antichi greci. Può sembrare strano, quasi paradossale, in un’epoca improntata sul business, la tecnologia, i beni materiali. Eppure, la vita semplice e spirituale predicata da Platone o Diogene di Sinope riscuote sempre più fascino e interesse. Al festival della filosofia di Modena, quest’anno, sono state raggiunte 70mila presenze, e le kermesse di questo genere si stanno moltiplicando: da Spoletoscienza alla Milanesiana, agli appuntamenti del teatro Parenti di Milano. Il motivo? Forse, come ha ipotizzato in modo caustico il filosofo Massimo Cacciari (docente di estetica alla facoltà di Architettura di Venezia), «una reazione a una percezione della crisi drammatica e diffusa. Perché, come sempre, la filosofia tocca i suoi vertici più alti proprio nei momenti peggiori». E che la ricerca di valori spirituali semplici sia un fenomeno più diffuso di quanto si pensi, lo dimostrano le recenti statistiche del rapporto quadriennale sulla felicità (’World values survey”, vedere alle pagine 102 e 103), anticipate nelle scorse settimane dal settimanale britannico ”New scientist”. In una scala da 1 a 5 - secondo quanto ha riscontrato un’équipe internazionale di 30 fra sociologi e neurologi - la sete di denaro è valutata solo 0,5, alla pari con la capacità morale d’invecchiare bene, contro il punteggio di 5 assegnato alle doti interiori (’avere un buon carattere”). Senza contare il valore assegnato all’amicizia (2,5) e al ”desiderare di meno” (2). Insomma, contano di più i valori dell’anima, come avevano già predicato i filosofi greci duemila anni fa. Non solo. Forse non a caso i Paesi del mondo con il più elevato tasso di persone felici sono quelli poco consumisti ed economicamente non opulenti come la Nigeria (nazione con il 68% di abitanti felici) o Porto Rico (soddisfazione media superiore a 8/10). Noi, d’altra parte, abbiamo poco da stare allegri, essendo 27° in classifica, ben dietro a Stati Uniti (15° posto), Gran Bretagna (16°), Francia (17°) e addirittura a nazioni dove le libertà civili sono fortemente limitate come l’Iran (22°). Insomma, dati che fanno riflettere, volenti o nolenti. «Viviamo una fase di tragico sbandamento» continua Cacciari «una contraddizione lacerante tra un processo di globalizzazione che ci omologa tutti e il suo esatto opposto sul versante culturale. E a una condizione di radicale incertezza corrisponde, dai tempi di Platone, un’altrettanto radicale interrogazione filosofica». Platone non è citato per caso. Anche secondo Giovanni Reale, docente di storia della filosofia all’Università San Raffaele di Milano e autore della più prestigiosa e completa storia della filosofia antica (Storia della filosofia antica, 5 volumi - Vita e Pensiero Editrice). «La nuova attenzione per la filosofia» ribadisce Reale «è soprattutto un revival della filosofia antica. Lo dimostra anche il grande fermento editoriale intorno ai classici dell’antica Grecia. Nei Paesi dell’Est europeo, dove fino al 1989 era proibita la circolazione di qualsiasi libro di filosofia che non fosse marxista, il fenomeno è ancor più evidente. Recentemente sono stato in Polonia per ricevere una laurea honoris causa e ho potuto assistere all’uscita della prima collana di classici. Ci si aspetterebbe un pubblico affamato di letture moderne, ma il primo volume della collana era nientemeno che il ”Simposio” di Platone». Oltre a Platone, quali sono gli altri filosofi che vengono richiesti dal pubblico di tutto il mondo? «Aristotele, Plotino, quindi gli stoici, gli epicurei, i cinici e gli scettici» snocciola Reale, che però avverte: «Queste ultime sono scuole filosofiche che non vanno però confuse con il significato negativo che termini come ”scettico”, ”epicureo” e ”cinico” hanno erroneamente assunto nella vulgata comune». Ci faccia un esempio... «Dire che qualcuno è epicureo significa, nel linguaggio comune, che è una persona dedita unicamente a soddisfare appetiti di vario tipo, dal sesso al cibo. Mentre al contrario, Epicuro, che nel IV secolo a.C. fondò ad Atene una scuola filosofica, era alla ricerca della felicità, non del piacere. Una felicità anche e soprattutto spirituale. Secondo Epicuro, l’uomo può essere felice liberandosi dei bisogni non necessari e non naturali, dunque dei falsi bisogni, come i vizi, la sete di successo e così via. Una lezione che è ancora attualissima». Ma chi conosce la filosofia sa anche che, assieme ai consigli per una vita serena - inseriti comunque in una visione globale dell’uomo - i greci fecero una scoperta ancora più determinante. «Platone è il primo a parlare di psiche, cioè dell’anima» osserva Reale «e della necessità di equilibrio tra le varie componenti della psiche, le pulsioni aggressive e quelle affettive per esempio. Proprio quello che avrebbe fatto Sigmund Freud molto tempo dopo, fondando la psicanalisi». Ma perché questo ritorno ai filosofi antichi: i contemporanei non hanno nulla da dire? «Uno dei motivi del successo della filosofia antica è la mancanza di coraggio dei grandi pensatori contemporanei», risponde il professor Reale. «Invece di occuparsi delle questioni che affliggono l’uomo si occupano dei problemi del metodo. Per questo il pubblico si rivolge indietro alle origini, a quando i pensatori si occupavano dell’anima. Parlando con un ragazzo che diceva che la filosofia non gli importava, gli ho chiesto che cosa allora gli interessasse. ”Godermela”, ha risposto. Ma come è possibile godersela senza avere ragionato e capito qualcosa sulla morte, l’amore, il piacere e così via? In altre parole: come è possibile essere felici senza filosofia?». Sembriamo spesso dimenticarcelo, ma il legame tra i filosofi classici e la nostra identità è strettissimo. Lo ha ricordato Cacciari, osservando che se si indicano le radici cristiane nella Costituzione europea che è in corso di redazione, bisogna metterci anche quelle greco-antiche. «L’Occidente è il frutto di tre grandi correnti di pensiero: quello greco, il cristianesimo e la rivoluzione scientifica. Sono necessarie tutte e tre», precisa ancora Reale, che oltre a essere un grande studioso dei classici antichi è anche un credente, «perché tutte presentano enormi vantaggi, ma anche controindicazioni. Soprattutto la rivoluzione scientifica». Bisogna cioè prendere in considerazione diverse scuole di pensiero e trarne quello che può essere utile alla nostra vita, ad aiutarci a comprendere quali scelte fare a seconda delle circostanze, senza mai aderire totalmente a un’unica visione del mondo. Non diversamente da Reale sembra pensarla il professor Sergio Moravia. Triestino di nascita, docente di storia della filosofia all’Università di Firenze, Moravia rintraccia in Martin Heidegger, filosofo tedesco nato nel 1889 e attivo dagli anni Venti fino agli anni Sessanta del secolo scorso, il pioniere del recupero del pensiero antico: «Heidegger ha individuato nel pensiero greco antico una fonte di inestimabile valore. Per pensiero antico, non intendo soltanto la filosofia, ma anche il mito, visto finalmente non più come livello di conoscenza inferiore». Ma se Reale è più orientato verso Platone, Moravia mette in evidenza il contributo al pensiero filosofico attuale di stoicismo, cinismo, scetticismo ed epicureismo: «In Occidente il logos, cioè la ragione, ha trionfato sul pathos, il sentire. Ma al ”Cogito ergo sum” (penso dunque sono) di Cartesio io contrappongo il ”Sensio ergo sum” (sento dunque sono). Certamente la tensione di Epicuro verso la felicità individuale, una felicità non solo fisica, ma anche spirituale, è stata utile a questo recupero della sfera del sentire, dei desideri, delle emozioni, del piacere. Mentre i sistemi di Platone e Aristote-le, basati su una verità universale, sono alle origini del filone che da Cartesio attraverso Kant arriva a Popper. Ecco, a questo filone basato sul trionfo del ”logos”, della ragione, si è opposto un gruppo di filosofi che potremmo definire neoscettici. Nel senso che hanno utilizzato argomenti di tipo scettico per reagire contro la tendenza filosofica dominante basata su verità a priori e universali». E per quanto riguarda il cinismo e lo stoicismo, due correnti spesso accomunate e considerate una, cioè lo stoicismo, la fase matura dell’altra? «Gli stoici ci insegnano a essere coerenti con i nostri ideali e princìpi» spiega Moravia «ma anche ad accettare un destino che talvolta sembra troppo duro». La cultura filosofica è dunque un grande giacimento in cui cercare non la verità, ma la saggezza che ci può aiutare a decidere, si tratti di una decisione che riguarda l’eutanasia, l’amore, l’altruismo, la carriera da intraprendere, i passatempi da preferire e quelli da scartare, ma c’è anche chi ha detto che la filosofia non è altro che un lungo, grande commento a piè di pagina a Platone. «Galileo Galilei ha detto che la natura è tutta scritta con caratteri matematici» osserva ancora Moravia «e la tendenza dominante è credere che anche l’uomo sia scritto con caratteri matematici e possa essere capito, spiegato, nel corpo come nella mente, ovvero nell’anima, come un sistema definito, ma proprio lo scetticismo ci può salvare da chi pretende di avere la verità in tasca». Tim Kasser, professore associato di psicologia presso il Knox College, Illinois, Stati Uniti, e autore di ”L’alto prezzo del materialismo” (’The High Price of Materialism”, Mit Press, 2002 - www-mitpress.mit.edu), in cui offre una spiegazione scientifica dei meccanismi che governano la nostra cultura consumistica ha recentemente suggerito di mettere, sulle pubblicità che propongono modelli di vita basati appunto su valori meramente materiali, ormai dilaganti in tutto il mondo, avvertenze tipo: «Questo messaggio è tossico», in quanto destinato a generare aspettative che ci porteranno quasi sempre a delusioni, frustrazioni e dunque infelicità cronica. Seguendo la sua idea, sulle copertine dei testi di filosofia classica, da Parmenide a Platone, da Socrate a Seneca, bisognerebbe dunque mettere avvisi di ben altro tenore: «Giova alla salute (dell’anima)». Non occorre nemmeno la ricetta, e - almeno negli ultimi duemila anni - non sono stati riscontrati pericolosi effetti collaterali. Anche a dosi massicce. Antonio Armano