Cinzia Gatti,Macchina del Tempo, dicembre 2003 (n.12), 9 febbraio 2004
«Gli animali non hanno diritti, perché questi appartengono all’uomo, una persona, un essere intelligente e libero, cosciente e responsabile, dotato di un’anima spirituale»
«Gli animali non hanno diritti, perché questi appartengono all’uomo, una persona, un essere intelligente e libero, cosciente e responsabile, dotato di un’anima spirituale». Mentre Frans de Waal scopre che le scimmie hanno una moralità, dalle pagine de ”La Civiltà Cattolica” i gesuiti si scagliano contro chi spende e spande in mangimi e cappottini per cani e gatti. La motivazione? Gli animali non hanno un’anima, e di conseguenza nemmeno quei diritti di cui si fa cenno nella nuova legge Sirchia, già approvata dalla Camera, che introduce nel Codice penale nuove norme per i «delitti contro gli animali»: meglio riservare quei soldi ai bambini del Terzo Mondo che muoiono di fame. La presa di posizione solleva subito un polverone. Ma dalla redazione del quindicinale romano puntualizzano: «Gli animali, come le piante, sono parte del meraviglioso scenario della Creazione» sostiene padre Giovanni Marchesi. «Però, essi hanno un valore diverso dall’uomo, che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio ed è il solo essere destinato alla visione beatifica di Dio». Secondo i gesuiti, uno dei grandi equivoci della modernità è sostenere che gli animali sono uguali a noi e poi continuare a trattarli come se fossero di nostra proprietà: «Il mondo è stato affidato all’uomo, che non è padrone, ma custode della natura: il suo compito è di comportarsi come un giardiniere o un pastore e prendersi cura di ciò che gli viene affidato senza sperperarlo» conlcude padre Marchesi.