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 2004  febbraio 09 Lunedì calendario

SAN FRANCISCO

Un gruppo di ricercatori è riuscito ad aumentare di sei volte la durata della vita del Caenorhabditis elegans, un microscopico verme nematode (nella foto) lungo circa 1 mm che vive nel terreno. Lo studio, pubblicato sulla rivista ”Science” lo scorso 24 ottobre, ha dimostrato che, grazie alla mutazione del gene daf-2 e all’asportazione del sistema riproduttivo, la vita del piccolo verme si prolunga dai normali 20 giorni a 124 e in alcuni casi a 144 giorni. Per un uomo sarebbe come vivere fino a 500 anni.
L’importanza del gene daf-2 era già nota da tempo, in quanto regolatore dell’insulina, l’ormone che permette di trasformare lo zucchero presente nel sangue nell’energia necessaria alle cellule per crescere, ma che in un secondo tempo ne provoca anche l’invecchiamento. Studi precedenti avevano infatti dimostrato che inibendo questo gene era possibile prolungare fino a quattro volte la vita del C. elegans, ma l’animale entrava in uno stato simile al letargo. In pratica l’allungamento della vita corrispondeva a un rallentamento del metabolismo.
Nuno Arantes-Oliveira, dell’Università di Lisbona, Jennifer R. Berman e Cynthia Kenyon, dell’Università di California, sono riusciti a limitare l’attività del gene daf-2 introducendo alcune mutazioni nel suo Dna, senza però annullarne completamente l’attività. In questo modo i ricercatori hanno ottenuto la più lunga estensione della vita mai raggiunta per qualsiasi essere vivente pur permettendo al C. elegans di restare in totale attività fino all’ultimo giorno.
Le implicazioni del risultato spagnolo sono molto promettenti perché i geni che regolano il metabolismo dell’insulina sono coinvolti nell’invecchiamento e nella durata della vita di moltissime specie, compresi i mammiferi.