Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2004  febbraio 09 Lunedì calendario

Egregio direttore, sebbene apprezzi la vostra rivista, sono d’estrazione culturale creazionista e desidero porle due domande a proposito dell’articolo apparso sul numero di ottobre

Egregio direttore, sebbene apprezzi la vostra rivista, sono d’estrazione culturale creazionista e desidero porle due domande a proposito dell’articolo apparso sul numero di ottobre. La scienza ha sicurezza matematica nel datare la presenza di uomini già 37 mila anni fa? Si può affermare con assoluta certezza, sulla base dei ritrovamenti, che la scala evolutiva così ricostruita riguardi antenati umani e non scimmie estinte? Il creazionista basa le proprie convinzioni sulla Bibbia che retrocede la catena cronologica a circa 7.000 anni la comparsa del primo uomo ”sapiens”. Sono perplesso, inoltre, da quanto ho letto: Australopithecus Afarensis, come traccia uno scheletro; Paranthropus boisei, un cranio; Homo habilis, frammenti d’ossa. possibile, sulla base di tali miseri ritrovamenti, ricostruire con tale autorevolezza non solo età ma anche abitudini? Non sono affermazioni azzardate, espresse come fossero testimonianza di un sopravvissuto o come se aveste filmati dell’epoca? Emanuele Petrolito - Siracusa Risponde Giulio Divo, autore dell’articolo: «Gentile lettore, la diatriba fra evoluzionismo e creazionismo è stata superata dai progressi pluricentenari della paleoantropologia. Abbiamo comunque chiesto al professor Brunello Chiarelli, ordinario d’antropologia all’università di Firenze e presidente dell’accademia italiana di paleoantropologia: ”L’evoluzionismo ha smesso da decenni d’essere una semplice teoria per diventare un dato acquisito. Ai riscontri paleontologici, che pure dimostrano inequivocabilmente l’evoluzione di tutte le specie viventi, abbiamo la possibilità d’affiancare dati di tipo biologico, in particolare quelli relativi alla genetica. Questi stanno confermando le teorie evoluzionistiche sia per quanto riguarda la somiglianza genetica tra uomo e primati (differenze non oltre lo 0,09%), sia per quanto concerne le differenze specifiche tra le popolazioni. Gli studi sul patrimonio genetico dimostrano come 6 milioni di anni fa ci fosse un antenato comune tra uomo e scimpanzé e come l’Africa sia da considerarsi culla evolutiva dell’umanità. A chi, per difendere il creazionismo, si trincera dietro l’obiezione che non s’è mai visto sperimentalmente un salto genetico, ribattiamo con una ricerca pubblicata su ”Nature” a firma di genetisti californiani (Ronshaugen e McGinnis) che ha dimostrato come si possa indurre un salto di specie con piccole modificazioni di genoma (un minuscolo crostaceo, l’Artemia salina, è stato letteralmente trasformato in una drosofila, il moscerino della frutta). L’evoluzionismo, quindi, non è in discussione. Si può discutere se si tratti d’un evoluzionismo lento e costante (darwiniano) oppure di un’evoluzione discontinua, come spiega il paleontologo Stephen Jay Gould. Detto per inciso, l’esperimento citato sembra spalancare le porte alla seconda ipotesi: un quadro scientifico in cui il creazionismo, a prescindere dalla fede, non ha più dignità scientifica, ma solo letteraria. L’articolo contestato, inoltre, è stato scritto con contributo e verifica di Fiorenzo Facchini, ordinario d’antropologia a Bologna e vicepresidente dell’accademia, ma anche monsignore, uomo di Chiesa, la cui fede, a quanto pare, non vacilla di fronte alla realtà della scienza».