8 febbraio 2004
MODUGNO Massimo.
MODUGNO Massimo. Nato il 24 maggio 1966. Diciottenne, vince il premio Talent Scout. Il suo primo singolo è Una notizia come tante. Nella sezione giovani di Sanremo ’92 presenta L’uomo allo specchio. Il suo primo album è Delfini (’93) dal titolo della canzone in cui duetta con il padre. Recita nell’Orestiade di Alberto Di Stasio, in Kessy Canta di Claudio Carafoli e nella Baronessa di Carini con Tony Cucchiara. Nel ’94 è a Domenica In con Mara Venier. «Dopo una partenza bruciante (cinema, teatro e anche Domenica In al fianco di Mara Venier) dal 2000 si è rifugiato nell’anonimato. [...] ”Ho detto basta alla televisione, non è un’isola felice. Il mestiere si è svilito. In questi anni qualche proposta mi è arrivata, ma ho deciso: o faccio delle cose belle oppure vado a correre, leggo un libro, studio. Mi sono iscritto al Cet, la scuola di Mogol e ho cominciato daccapo, iniziando a disimparare. Ho ascoltato tanti dischi: Bob Dylan e Mark Knopfler soprattutto. [...] Sono stato vittima della sindrome bionica del clone, come tutti i figli d’arte: imitavo mio padre, non ero io. Ho dovuto azzerare il mio modo di cantare. Quando ho smesso arrivavo anche a 200 concerti in un anno. Era facile ammiccare al pubblico che mi chiedeva i successi di papà. Lui è stato un rivoluzionario della musica. Ma sono passati cinquant’anni, il mondo è cambiato, si è evoluto. Per questo ho messo da parte le sue canzoni. L’unica strada possibile è cercare la mia identità. Non sono l’unico, anche Cristiano De André ci prova, e fa fatica. [...] Per mio padre avrò sempre stima e amore infiniti. Con lui ho duettato in Delfini, il mio primo album. Ma la storia è partita da più lontano: ho cantato insieme a lui quando avevo soltanto 5 anni. Il pezzo era bello, me lo ricordo ancora, si chiamava Il cavallo bianco. Ogni tanto riguardo quel vecchio video, con affetto. [...] Papà diceva che dovevo fare tutto: ’Non rifiutare niente’. Invece no, ho imparato sulla mia pelle che bisogna essere selettivi. [...] La televisione è un mostro, se non la sai gestire è lei che ti strumentalizza, sei al suo servizio. Con il rischio di diventare un pagliaccio. Meglio il teatro di un primo piano sul piccolo schermo”» (Sandra Cesarale, ”Corriere della Sera” 8/2/2004).