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 2004  febbraio 08 Domenica calendario

Gregucci Angelo

• San Giorgio Jonico (Taranto) 10 giugno 1964. Ex calciatore. Giocò in A con Lazio, Torino, Reggiana. Allenatore. Nel 2009/2010 sulla panchina dell’Atalanta, esonerato dopo 4 giornate (0 punti). Iniziò nel 2003/2004 col Venezia (serie B) per ”appena” 180mila euro lordi l’anno. Nel 2004/2005 alla Salernitana, nel 2005/2006 al Lecce (esonerato dopo poche giornate), dal 2006 al 2009 al Vicenza • «Il tecnico dai maestri importanti [...] ”Ancelotti ha cambiato il mio modo di vedere e pensare il calcio. Venivo dagli anni ”80: uno contro uno a tutto campo, stile gladiatori nel Colosseo. Se sopravvivi bene, altrimenti ti ammazzano. Ed era facile essere azzannato quando marcavi Maradona, Van Basten, Platini: entrando in campo, bastava vederli perché il cuore ti schizzasse in gola. Adoro Carletto: è umile, modesto, leale, magnetico, scrupoloso, sensibile. Con lui ho vissuto un anno formativo, mi ha insegnato il calcio del collettivo, il gruppo, la gestione della gara, lo spettacolo. Sono entrato nella famiglia Sacchi grazie ai due discepoli prediletti di Arrigo, visto che dopo Carlo venne Varrella. Posso ritenermi fortunato, perché lui poi mi volle come suo vice, d’accordo con Dal Cin, altra persona importante nella mia carriera. E Varrella è bravissimo nella didattica del calcio [...] Mancini è un ”animale’ del professionismo, nato per vincere. Dell’importanza di partecipare lui se ne frega, il nome De Coubertin non gli dice niente. Cura i particolari, mastica pallone 25 ore al giorno. Trovo che sia un campione sotto ogni punto di vista, e quello che prediligo io è l’uomo. Roberto è un predestinato al successo, specie per il suo modo di porsi. Un generoso: il regalino al giocatore non manca mai. Da suo vice, ho imparato molto. manager, amico, confidente: è tutto [...] Fascetti mi chiedeva se sperperassi i soldi e voleva che li investissi bene, Materazzi preparava anche le virgole delle partite, Zoff era ”il francobollo’: le famose mani sulla coppa del Mondo, e sempre appiccicato addosso per tenerti concentrato. Lucescu è il poeta dell’attacco, visto come in Romania era abituato ad allenare la squadra più forte e, quindi, ad attaccare sempre... Il calcio oggi? Le squadre, ormai, rispecchiano sempre più spesso i tecnici e le loro personalità. I moduli si sono appiattiti e allenatori impreparati non ce ne sono più. Il nuovo che avanza, nel calcio, riguarda più gli equilibri e certi meccanismi...” [...]» (Gaetano Imparato, ”La Gazzetta dello Sport” 9/12/2004). « stato calciatore di buon livello, stopper della Lazio e del Torino in A per poi chiudere nella Reggiana dove ha cominciato ad allenare. [...] ”Sono felice con i miei 80 mila euro lordi. Lavoro, mi diverto e quando passo davanti allo stabilimento di Porto Marghera, ringrazio Dio per la fortuna che mi ha concesso. Certo non ho la Ferrari né la villa in Sardegna, ma chi se ne frega. Anzi, devo stare attento anche alle spese. Per risparmiare viviamo in tre a Mestre in un appartamento della società. Divido la casa con il mio collaboratore Marco Franceschetti e con il direttore sportivo Giuseppe Cannella. Loro guadagnano anche meno: non ci possiamo permettere sprechi”. Angelo Gregucci vorrebbe cambiare metodo di lavoro e instaurare rapporti diversi con le società. Partecipare è il nuovo verbo; si guarda al modello inglese dove il lavoro del tecnico non si ferma sul campo ma continua in ufficio contribuendo allo sviluppo della società: cercare giovani talenti, visionare filmati, consigliare direttori sportivi. E se tutto questo porta reddito e fa lievitare i bilanci, si possono pretendere premi di produzione. ”Vorrei poter discutere con i miei presidenti di ingaggi a lunga scadenza, di programmi, incentivi legati alla produzione. Chiedere premi di fedeltà: più anni siedo sulla panchina, più guadagno perché vuol dire che ho fatto bene. Sino ad oggi l´allenatore ha ragionato con un´ottica diversa: ti chiedo contratti milionari perché così mi cautelo se mi vuoi cacciare. Quale allenatore ha cercato di impostare la trattativa economica puntando meno ai miliardi e più sulla lunga scadenza? Credo nessuno. Ma è stata anche colpa delle società che non hanno mai guardato oltre il risultato della domenica. [...] Per Angelo Gregucci puntare sui giovani è una delle ricette vincenti: ”Trovare giovani promettenti a poche lire e far lievitare il loro valore dovrebbe essere una delle voci più importanti nei bilanci delle società. E dovrà essere uno degli aspetti più importanti nel lavoro di un allenatore. La mia idea di rapporto economico è semplice: stipendio basso e partecipazione agli utili che con il mio lavoro riesco a generare per la società, dalle vittorie sul campo alla crescita dei giovani. Qualche anno fa il mondo del calcio sembrava un luna park: calciatori e tecnici mediocri si sono arricchiti senza merito. Ingaggi milionari senza senso e quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. Allora meglio i miei 80 mila euro lordi e la certezza di trovare sempre un campo e una squadra da poter allenare”» (Massimo Mazzitelli, ”la Repubblica’ 7/2/2004).