Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Anche l’Italia ha un ruolo nella propulsione spaziale del futuro. Oltre a diversi gruppi di ricerca sui motori ionici - come Centrospazio/ALTA a Pisa e Laben/Proel a Firenze - al CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) di Capua, nato da una collaborazione tra Asi e Cnr, c’è la più grande galleria del vento al plasma del mondo (foto), capace di studiare cosa succede a veicoli che volano nell’atmosfera fino a 14 volte la velocità del suono
Anche l’Italia ha un ruolo nella propulsione spaziale del futuro. Oltre a diversi gruppi di ricerca sui motori ionici - come Centrospazio/ALTA a Pisa e Laben/Proel a Firenze - al CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) di Capua, nato da una collaborazione tra Asi e Cnr, c’è la più grande galleria del vento al plasma del mondo (foto), capace di studiare cosa succede a veicoli che volano nell’atmosfera fino a 14 volte la velocità del suono. «Tra le tecnologie allo studio» dice Gennaro Russo, responsabile del programma USV, Unmanned Space Vehicles, «c’è quella scramjet (vedi pag. 130). Le velocità permesse dalla nostra galleria sono quelle in gioco in questo tipo di propulsione. Ci stiamo concentrando sul processo fluidodinamico nella camera di combustione. Un esperimento in volo a bordo di uno dei veicoli sperimentali di USV potrebbe avere luogo già nel 2008». Alla Avio di Colleferro, che partecipa ai razzi Ariane, gli studi puntano su motori chimici convenzionali a kerosene (o metano) e ossigeno. «Gli idrocarburi» dice Mauro Varetti, responsabile delle Propulsioni future Avio, «sono interessanti, perché consentono di usare serbatoi più piccoli rispetto all’idrogeno».