Macchina del Tempo, novembre 2003 (n.11), 7 febbraio 2004
Manipolare le stelle. Alcune idee di frontiera stanno entrando, non senza timidezza, nei salotti buoni della fisica spaziale
Manipolare le stelle. Alcune idee di frontiera stanno entrando, non senza timidezza, nei salotti buoni della fisica spaziale. A patto di dimenticare la fisica come la conosciamo oggi. Un esempio? L’ipotesi dello scienziato Miguel Alcubierre. La sua astronave avrebbe la capacità di contrarre lo spazio-tempo davanti a essa e di espanderlo all’indietro, trattando l’universo come se fosse di gomma. E allora il limite della velocità della luce sparirebbe perché non è un’astronave a muoversi, ma tutto lo spazio-tempo. L’intera galassia sarebbe a portata di mano. L’altro, e più famoso sistema, è quello dei ”buchi” nello spazio-tempo, punti in cui aprire un varco tra due zone dell’universo e passarci dentro ritrovandosi istantaneamente dall’altra parte. Peccato che, secondo i calcoli, per realizzare queste idee ci vogliano energie spaventose. L’ideale sarebbe di ”addomesticare” un buco nero, e forse non basterebbe. I primi concetti in questa direzione risalgono al 1935, e furono elaborati da Albert Einstein e Nathan Penrose. Un’ipotesi che ha ispirato molti romanzieri, ma potrebbe anche aprire nuove frontiere.